Jan 28 2010

"La mafia è una montagna di Ministri". Presidio a Reggio Calabria per il CdM in Prefettura.

No Ponte

Sul set mediatico del Consiglio dei Ministri non sono previsti fuori campo. Unica inquadratura dichiarata buona è quella di Piazza Italia, Reggio Calabria, dove uno striscione di benvenuto ha salutato questa mattina la visita del premier Berlusconi. Davanti alla Prefettura di una città logorata dalla ‘ndrangheta, dalla disoccupazione e dalla povertà, in una regione piegata alle decisioni del governo centrale che impone inutili e dannose mega opere ad un territorio che chiede invece interventi urgenti e risposte chiare, c’erano i cittadini contenti. Gli scontenti invece, oltre duecento tra operai, studenti, precari della scuola, sindacati, partiti, associazioni, no pontisti, relegati alle spalle della piazza, sul lungomare reggino, bloccati alle 9.30 da una transenna umana di poliziotti in tenuta antisommossa, circondati da camionette, blindati ed elicotteri. I cittadini contenti sventolano azzurre bandiere del PdL sotto lo sguardo della stampa locale e nazionale, quelli scontenti hanno steso striscioni e gridato cori sotto le finestre sul retro del palazzo della Prefettura. Quando gli autobus di linea caricati a Ministri gli passano davanti c’è chi giura che La Russa li abbia calorosamente salutati con un terzo dito alzato, che la Meloni non credeva ai suoi occhi, e che Maroni abbia compreso lo slogan “Mafiosi, massoni, grandissimi ladroni” solo dopo aver sorriso con affetto benedicendo i presidianti dal finestrino. Nonostante la comunicazione inoltrata nei termini di legge alla questura di Reggio Calabria dagli organizzatori del presidio, in cui chiedevano di essere presenti a Piazza Italia, la polizia nega loro di oltrepassare il limite del marciapiede del lungomare Matteotti, fino a che i manifestanti intorno alle 12 decidono di avviarsi sul corso Garibaldi in corteo con in testa lo striscione No Ponte, bloccando il traffico della via marina della città. La polizia scorta i manifestanti fino all’ingresso del corso, lasciandoli arrivare poi davanti alla cattedrale e facendoli nuovamente scendere verso la via marina alta dove il corteo raggiunge il presidio dietro la Prefettura: i lavoratori dell’area industriale e del porto di Gioia Tauro, i precari della scuola, i sindacati confederali e autonomi, la Rete No Ponte, il Gruppo Zero, il centro sociale Cartella, daSud, CombAttivaMente – Amici di Beppe Grillo erano ancora là ma pochissimi media se ne sono voluti accorgere. Nel pomeriggio però, è stata data un’altra chance alla stampa, e anche ai cittadini scontenti: l’occasione è stata l’inaugurazione del Centro di Gestione del sistema idrico nel quartiere di Eremo Condera, dove il sindaco di Reggio Giuseppe Scopelliti e il presidente Berlusconi sono stati calorosamente accolti da un gruppo di manifestanti che sventolavano uno striscione con il numero di tessera della P2 del premier. É stato allora che i giornalisti hanno scoperto l’altra faccia del grande evento, premuti dietro le porte finestre dell’acquedotto per oltre 20 minuti, nell’attesa che il sit in si sciogliesse per impedire, come ha detto loro la polizia, problemi di sicurezza e ordine pubblico.

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Jan 23 2010

NO TAV: Minoranza Rumorosa? Non è finita qui! LA VALLE RESISTE!

Tratto da: FOGLIO NEL MOVIMENTO NO TAV
di Lele Rizzo

Immagine11

A volte un’immagine ha la capacità di ricostruire quello che molte parole non riuscirebbero a fare. Stanotte, poco dopo la mezzanotte la trivella di Condove/Chiusa San Michele ha lasciato la stazione scortata da una trentina di mezzi delle forze dell’ordine e si è diretta, al centro della colonna, a Torino nei garage della stazione di polizia di Via Veglia.
Da qui si può ben capire cosa significhi la campagna di trivellazioni in Valle di Susa di questi giorni: le fantomatiche “prove tecniche di normalità” di Virano sono blitz organizzati in un territorio ostile, occupandone momentaneamente porzioni ben studiate e facilmente difendibili dalle truppe, tutto in 24 ore (anche se il sondaggio doveva durare dalle due alle tre settimane…). La prima trivella era a Susa, in un fortino al quale si accede solamente dall’autostrada e da due ponti con a fianco la caserma della polizia stradale. Il secondo era nella stessa area a cento metri dal primo. Il terzo è stato quello di cui sopra. Luoghi strategici e difendibili. Ma difendibili da quale minaccia? Il movimento no tav non è morto, e sono solo più 400 i malcontati che protestano?
Un’altra immagine da fermare è quella della venuta in Valle di Saitta, presidente della Provincia e alfiere si tav (Chiamparino per sua definizione è un ultras), che va a Susa sul camper che dovrebbe spiegare ai valsusini come sono giusti e belli i sondaggi, mentre l’autostrada A32 era bloccata dal movimento, con una claque organizzata degna di altri tempi. Nonostante tutto questo: apre la porta si fa fotografare, ringrazia gli il pubblico quantomeno assunto e scappa via.
L’ultima immagine che voglio fermare qui è quella di ieri sera, ore 19 più o meno, dal blocco della stazione lato Chiusa parte un corteo di un migliaio di no tav con fiaccole e pile, dice di andare verso il paese, invece svolta a sinistra, si addentra nei boschi, e illuminati dalle sole proprie luci, marcia verso la trivella. Sale su una collinetta e di fronte all’enorme spiegamento di forze dell’ordine, con lo striscione NO TAV NO SONDAGGI, costruisce e incendia una barricata promovendo, insieme ai due blocchi rimasti in piedi ai lati opposti della stazione, l’assedio alla trivella, ai trivellatori e ai difensori di tutte e due. Al momento dato, il corteo si ricompone e marcia sui binari della stazione occupata dalle truppe liberandone l’accesso da un lato.
In questi giorni abbiamo capito di avere davanti nemici con una strategia ben chiara che si sta rivelando man mano; basata sull’immagine, ma articolata nei tempi e nei modi della sua messa in atto. Tempi rapidi e martellanti, zone strategiche e obbiettivi chiari di logorare il movimento. Non c’entra la tecnica, il carotaggio nulla, conta solo mettere una bandierina.
Il movimento ha tenuto botta, rispondendo giorno per giorno con iniziative precise ed improntate a non far cantar vittoria la lobby del tav. Abbiamo sempre detto che avremmo tentato di fermare i sondaggi e lo stiamo facendo. Il ritmo non è chiaramente il nostro, quello di un movimento popolare fatto da gente che lavora, che ha famiglia e che ha deciso di coniugare i tempi della propria vita con quelli della difesa del proprio territorio. Alcune centinaia si sono mobilitati di notte all’sms di avvertimento, altri intorno alle migliaia all’appuntamento delle 17, quello di quando si finisce di lavorare. Troppo pochi? Dipende. Un movimento sociale come il nostro che ha una storia lunga e radicata negli anni ha vissuto tempi diversi fatti di alti e bassi, fatti di partecipazione dirompente o come in questo caso di partecipazione forte con un consenso dirompente. Non sono i numeri il problema, è il consenso, i numeri verranno quando serviranno. E’ quello che si sente e sabato si vedrà anche nei numeri.
La nostra lotta si configura ormai come una lotta di lunga durata, per la quale occorre attrezzarsi senza fretta, studiando le mosse da contrapporre e quelle da fare autonomamente.
Il dato certo è che da qui non si passa, perché due buchi non rappresentano l’opera e se per farli devono muovere così “tanta roba” vien da ridere. In più per ora i sondaggi che hanno fatto sono favorevoli alla loro strategia, ma anche da questo punta di vista verranno tempi migliori, ci sono sondaggi nelle borgate e in montagna e lì le cose cambieranno.
Per ora teniamo duro e sabato vedremo l’inevitabile contrapposizione tra i numeri del corteo di Susa e della marchetta di Chiamparino al Lingotto, ma in ogni caso il confronto non reggerà perché in Valle ci saranno uomini e donne in lotta, al Lingotto burocrati, lobbisti e politici stipendiati per andare ad un’assemblea.
A sarà dura!

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Jan 16 2010

La corte dei conti blocca il progetto ponte


Siamo alle solite. Dopo grandi annunci fra immensi squilli di trombe e rulli di tamburi, il progetto ponte viene bloccato. La corte dei conti, nella giornata di ieri, ha chiesto al Governo e alla società “Stretto di Messina spa” di valutare costantemente i profili di fattibilità tecnica del ponte e di attualizzare le stime di traffico e la compatibilità ambientale dell’opera.
La Corte dei Conti ricorda che la spesa per l’opera, risultante dall’importo previsto nel progetto preliminare approvato nel 2003, ammonta a 4,68 miliardi di euro ma che nell’Allegato Infrastrutture al Dpef 2009/2013, l’importo per il ponte sullo Stretto di Messina, compreso tra gli interventi della Legge obiettivo da cantierare nel prossimo triennio, è indicato in 6,1 miliardi di euro (la stessa cifra è indicata nel Dpef 2010/2013).
Ricorda, in oltre, che le stime di traffico sono state formulate nel 2001 e “potrebbero verosimilmente non solo essere non più aggiornate ai tempi attuali, ma anche non coerenti con il quadro economico della sopraggiunta congiuntura economica”.
Sulla fattibilità, la Corte invita “ad adottare tutte le adeguate misure di approfondimento sul tema” e raccomanda inoltre all’Amministrazione di valutare attentamente le questioni ambientali “al fine di rendere compatibile l’intervento con le misure di tutela e protezione adottate nell’area”.
Questo mette ancora più in luce il grande bluff della “variante di Cannitello”, i cui cantieri sarebbero stati avviati, spacciandoli per i primi cantieri del ponte sullo stretto i cui cantieri, difatto, sono attualmente bloccati dalla Corte Dei Conti.

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Jan 6 2010

Saline Joniche: si torna a parlare di centrale a carbone

incontro_saline
Affidato alla Befana il carbone per la centrale da 1320 megawatt di Saline Joniche (RC). Dopo l’incontro poco pubblicizzato della Commissione per la Valutazione di Impatto Ambientale del Ministero dell’Ambiente, tenutasi il 18 dicembre scorso a Roma mentre a Copenhagen si parlava di riduzione delle emissioni di gas serra, il coordinamento No al Carbone ha organizzato un’assemblea pubblica alla vigilia dell’epifania e a poche settimane (il 20 gennaio) dalla prossima seduta della Commissione. All’ordine del giorno della riunione nazionale del Ministero, riaprire le procedure per la realizzazione di un progetto dichiarato assolutamente inutile dalle istituzioni locali, dalle associazioni ambientaliste, dai partiti, movimenti, realtà territoriali tutte, avviando l’Autorizzazione Ambientale Integrata. «Che non è la VIA, ovvero la Valutazione di Impatto Ambientale – ha spiegato Federico Curatola del coordinamento No al Carbone – necessaria alla SEI S.p.A per poter iniziare i lavori nell’area dell’ex Liquichimica acquistata nel 2006». Da allora gli Enti Locali hanno espresso e ribadito la loro contrarietà alla realizzazione della centrale: oltre ad un piano regionale per le energie che esclude l’utilizzo di carbone, la Provincia si è opposta ad ogni impianto di produzione energetica attraverso la combustione, e l’ex sindaco di Montebello Jonico, Loris Maria Nisi, continua a contribuire alla battaglia intervenendo all’incontro sottolineando come «si è tutti chiamati a dire nuovamente no ad un progetto che la Calabria non vuole». Assente invece l’attuale sindaco, così come l’Assessore Regionale all’Ambiente Silvio Greco, che in un messaggio ha confermato che la Regione punterà i piedi «E non sarà facile scalzarla in questo che ormai ha assunto i toni di un vero e proprio conflitto per competenza territoriale con il Governo centrale». Presenti invece l’assessore all’Urbanistica della Regione Calabria Michelangelo Tripodi, il presidente della Commissione regionale antimafia Nino De Gaetano, il consigliere provinciale Omar Minniti e Pino Bova dell’UDC, che asseriscono quanto sia importante non fare neanche un passo indietro. Il coordinamento No al Carbone infatti vuole andare avanti: a livello giuridico, appellandosi al Tar e alla Corte Europea, e a livello informativo, sensibilizzando e mettendo i cittadini a conoscenza dei rischi e dei danni causati dall’impianto. «Il carbone pulito non esiste – ha spiegato Nuccio Barillà di Legambiente – visto che ad oggi non c’è possibilità di evitare l’emissione di l’anidride carbonica: le tecnologie di recupero promosse dai realizzatori della centrale sono ancora sperimentali e non saranno disponibili prima del 2020, in Italia solo nel 2025 e solo per alcuni impianti». L’assemblea pubblica si è conclusa con le proposte di incontrare il sindaco di Montebello affinché convochi una conferenza dei sindaci dell’area grecanica, e di lanciare una manifestazione a febbraio, in occasione dell’anniversario del Protocollo di Kyoto.

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Jan 3 2010

Navi dei veleni e Vallata del Fiume Oliva


L’enorme intrigo internazionale delle navi dei veleni, ha un epilogo anche sulla terra ferma.
Tutto risale al 14 Dicembre 1990 quando, l’allora “Jolly Rosso”, ora semplicemente “Rosso”, in seguito al lancio del mayday viene abbandonata dall’equipaggio e si in spiaggia.
Cosa conteneva la Rosso?
Difficile dirlo. Quello che si sa è che dalla nave, durante la notte c’è una strana attività.
Testimoni oculari parlano di camion che vanno e vengono dalla nave.
Cosa c’è su quei camion?
Barili!
Ma carichi di cosa? Con ogni probabilità sostanze tossiche, radioattive ed altamente inquinanti.
Ad avvalorare la tesi che la Rosso dovesse essere utilizzata come nave a perdere è un ritrovamento sul ponte di comando della nave.
Una mappa con dei punti segnati.
La stessa mappa ritrovata nella perquisizione della villa di Garlasco del faccendiere Comerio, noto per traffici di rifiuti chimici, tossici e radioattivi.
Ma dove andavano quei camion carichi di Barili?
Tutta fa credere che i fusti siano stati sepolti nella vallata del Fiume Oliva, fra i comuni di Aiello Calabro e Serra d’Aiello.
Non che siano mai stati trovati barili o che siano stati cercati, ma diverse morti sospette per tumore, fanno allarmare la procura di Paola che apre un’inchiesta.
L’inchiesta è coordinata dal procuratore Bruno Giordano.
Giordano dichiara: “Non sappiamo con precisione cosa c’è sotto. Sappiamo però che c’è della radioattività e che quell’area è stata utilizzata per scaricare rifiuti di ogni genere”.
La consulenza urgente della questione il 28 ottobre 2008 viene affidata al dottor Giacomino Brancati di Vibo Valentia, del dipartimento della salute della Regione Calabria.
Si scoprì che nel periodo 1996-2002, nel comune di Amantea ed in quelli limitrofi, il tasso di tumori alla pleura è stato pari a 2,23 diagnosi su 100 mila residenti contro 1,24 riscontrato mediamente in Calabria.
Il tasso di tumori all’encefalo è stato pari a 13 diagnosi su 100 mila residenti contro 10,67 riscontrato mediamente in Calabria.
C’è dell’altro.
Dai rilevamenti fatti nella vallata, in oltre, si scopre che ci sono delle concentrazione anomale e decisamente sopra la media di alcune sostanze radioattive o particolarmente tossiche: Cobalto, Indio, Cesio Carbonio, Fluoro, Cromo, Tecnezio e Protoattinio.
In particolare, gli inquirenti, si preoccupano di tre radionuclidi artificiali: Antimonio 124, Cadmio 109 e Cesio 137.
Le inchieste fin’ora hanno portato a poco ma qualcosa di interessante è già stato avvistato.
Il procuratore Giordani dice: ”Quel fiume è caratterizzato anche da altri fenomeni, non solo quello della radioattività. Più a valle abbiamo trovato un vero e proprio sarcofago che sta sotto una briglia di contenimento. Questo è stato carotato e sono state trovate grosse quantità di metalli pesanti, non radioattivi ma sicuramente cancerogeni e pericolosi per la salute. Si parla di mercurio, berillio e altro con concentrazioni fino 250 volte il normale. Il tutto immerso in un isolante, che poi è polvere di marmo”.
Il sospetto è che, sotto il sarcofago, ci siano anche i presunti fusti radioattivi ma per verificare questa tesi, ancora niente è stato fatto.
Tutte coincidenze?
Forse si, ma molto, molto improbabile.

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Nov 22 2009

Misiti: "la Regione non sostenga il no al ponte"


Eccovi le sue parole: “E’ del tutto inopportuna, se corrispondente al vero, la decisione della giunta regionale della Calabria di sostenere la manifestazione cosiddetta “NO PONTE” in programma il 19 Dicembre a Villa San Giovanni … Tale decisione contrasta nettamente con gli interessi del Mezzogiorno e della Calabria in quanto il collegamento stabile tra le de sponde non solo risulta indispensabile alla futura città metropolitana dello Stretto, ma è l’infrastruttura principale nel collegamento ferroviario tra Berlino e Palermo. L’attacco degli ESTREMISTI e QUALUNQUISTI – e quì concedetemi una risata, visto che lui definisce in questi termini la cittadinanza attiva – al rilancio infrastrutturale della Calabria costituisce un vero atto di miopia di una parte della classe dirigente meridionale che oggettivamente fa gli interessi dei grandi gruppi industriali del nord. Non è un caso che più volte l’Assolombarda, che è l’associazione regionale più forte di Confindustria, si sia schierata nettamente contro la realizzazione dell’opera”.
Successivamente aggiunge qualche altra parola, rimandando la decisione al buonsenso di Loiero, tentando di puntare sul fatto che, secondo lui, questa scelta “antimeridionale” porterà il centro sinistra a perdere le prossime elezioni. Io mi continuo a chiedere come fanno a definire una manifestazione NO PONTE antimeridionale.. Salvaguardare la propria salute, i propri beni, i propri interessi, la propria città, la propria casa e il proprio futuro, per il deputato Misiti equivale ad un attacco contro il mezzogiorno da parte di estremisti qualunquisti.
Per chi non lo conoscesse, Aurelio Misiti è un componente della commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici della camera, che dichiarò tempo fa: “io sono contro il ponte ma dico si, voglio che sia fatto, perchè il mio è un no da egoista, ma devo pensare al bene di tutto il sud”.
Secondo me lui è l’ennesima rappresentazione dell’ipocrisa politica italiana.

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Nov 21 2009

Comerio e le navi dei veleni


Riprendo l’argomento delle navi dei veleni per due motivi:
il primo è che non si può archiviare così una situazione tanto grave, il secondo è perché ho notato che molta gente disconosce totalmente le vicende che precedono il caso della Cunsky.
Dibattendo, l’altro giorno, con un paio di ragazzi, mi sono accorto, ad esempio che disconoscevano completamente la figura di Comerio e del suo coinvolgimento nella vicenda.
A questo punto mi sembra doveroso buttare giù due righe su questa individuo.
Occorre fare una paio di passi indietro sulla vicenda e bisogna parlare di Ispria, sul Lago Maggiore, dove c’è un centro di ricerca della Comunità Europea molto attivo è all’avanguardia.
Era il 1977 quando prese il via, da questo gruppo, il progetto Dodos (Deep Ocean Data Operating).
Il progetto, delinea un sistema innovativo di “smaltimento” (se così si può chiamare) dei rifiuti radioattivi.
Si incapsulano i rifiuti in 44 casse d’acciaio e carbonio, questi barilotti vengono poi inseriti in un unico cilindro d’acciaio lungo circa venticinque metri, all’estremità del quale vengono poste delle alette e un puntale d’acciaio. Questa sorta di siluri, poi, viene caricare su delle navi chiamate Ro-Ro (Roll-on, Roll-over),come la Jolly Rosso e la Rigel, chiamate così perché possono caricare merci, mezzi dalla parte posteriore della rampa.
Una volta sulla nave i siluri vengono portati in zone di mare con fondali sabbiosi e profondi, come quelli della costa jonica reggio o dell’Africa del nord, e vengono fatti scivolare in mare.
Il siluro, in caduta libera, si inabissa raggiungendo la velocità di 220 km/h, con una potenza che lo farà finire a 50, 100 metri sotto il fondale marino.
Il siluro così “conservato” viene schedato attraverso un’antenna presente su di esso, che trasmette la sua posizione ad un satellite.
Tuttavia dopo il 1986, dopo Chernobyl, il progetto viene accantonato.
Ma, il progetto, già dalla sua nascita viola una convenzione internazione chiamata “London Dumping Convention” che, sin dal 1972 vieta “l’incenerimento in mare di rifiuti o altre scorie e limita considerevolmente l’elenco dei rifiuti che possono essere immersi. In particolare vieta anche l’immersione di qualsiasi tipo di scorie radioattive”.
Convenzione, ripresa, nel 1991, dalla Convenzione di Bamako e firmata da un gran numero di Paesi dell’Africa.
La “London Dumping Convention” è stata integrata e poi aggiornata dal “Protocollo di Londra” del 1996.
Insomma questo progetto di smaltimento non può avere seguito.
Ovviamente non tutti la pensano così.
La pecora nera questa volta si chiama Giorgio Comerio.
Comerio collabora con l’Ocse alla realizzazione del progetto e quando questo viene accantonato, non ci pensa proprio a gettare la spugna.
Così decide di andare avanti da solo e fonda l’Odm (Oceanic Disposal Management) con sede alle Isole Vergini.
Così inizia a proporre il progetto dei siluri a moltissime nazioni.
Comerio si mette in contatto con molte nazioni con cui tratta, ma con quali abbia portato le trattative è difficile dirlo.
Comerio è stato indagato da diverse procure negli ultimi 15 anni ma su di lui non è emerso nessun fatto criminoso e neppure nessuna ipotesi di reato.
Ma com’è possibile che il suo nome compare sempre, dovunque, e ne esca sempre pulito?
Nel corso dell’inchiesta di Reggio Calabria, viene disposta una perquisizione nella sua villa di Garlasco,
Dove viene rinvenuto materiale giudicato interessante.
Viene ad esempio ritrovato il certificato di morte di Ilaria Alpi.
Ma come faceva Comerio a possedere quel certificato che la famiglia di Ilaria ha lottato per avere?
In oltre, su un’agendina personale, alla data in cui è affondata “misteriosamente” la Rigel a Capo Spartivento c’è scritto: ” lost the ship”.
Inoltre, si scopre che Comerio trattò con l’armatore Ignazio Messina per l’acquisto della Jolly Rosso, poi non portato a termine.
Infine, viene ritrovata una mappa molto dettagliata dove compaiono molti punti sulle coste, soprattutto in Somalia, dove inabissare i siluri.
La stessa cartina è stata ritrovata sulla plancia della Jolly Rosso.
Ma la Somalia non vi ricorda le vicende di una giornalista e del suo cameraman uccisi in circostanze alquanto misteriose?
Erano Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, la stessa Ilaria Alpi del certificato di morte.
L’ipotesi dei magistrati alla fine è che, ad un certo punto, Comerio abbia lasciato stare i siluri e abbia fatto affondare direttamente le navi cariche di rifiuti radioattivi, usando l’Odm come copertura per trattare quasi ufficialmente con le nazioni.
Sistema molto più redditizio facile e veloce!
Nella villa di Garlasco, la commissione d’inchiesta sequestro i progetti di telemine.
Queste sono state costruite per affondare i tre incrociatori della marina militare nella battaglia della Falkland.
Quando scoprirono che Comerio costruiva telemine per il “nemico” a Malta, venne espulso dall’isola.
Qualcosa di interessante, fu rinvenuto nell’ufficio del collaboratore di Comerio.
Lì vennero rinvenuti dei fax della Spectronic di Tel Aviv, nei quali si diceva di intervenire presso l’Otobreda di La Spezia per poter acquistare i congegni di protezione delle nostre autoblino in Somalia.
Nei fax si raccomanda di non proseguire per vie ufficiali, bensì sottobanco.
Ma c’è un’interrogativo molto grande: Comerio, trafficante internazionale di armi, smaltisce rifiuti nucleari illecitamente, è impelagato nell’acquisto di navi che, poco dopo, affondano misteriosamente e la Stato non ne sa niete?
Se lo Stato non ne sa niente come ha fatto a divincolarsi sempre dalla legge?
Per rispondere a questa domanda ci da una mano Giuseppina Nitti, compagna di Comerio dal 1982 al 1996.
La donna dichiara: “Verso la fine del nostro rapporto mi esternò di appartenere ai servizi segreti”.
Il quadro si chiude.
Lo Stato sapeva e annuiva.
Anche perché Francesco Neri, nel corso delle sue indagini parla di avvenimenti strani.
Fascicoli delle indagini e prove che scomparivano.
Scomparve anche il salvagente della Rigel, rinvenuto qualche tempo dopo sulle coste calabresi e quasi unica prova del suo affondamento.
Qualcuno non voleva si sapesse niente, ma chi?
Forse i servizi segreti?

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Nov 19 2009

PoNTI DI VISTA – I giovani si confrontano sul futuro della città

Il cammino di quest’anno dell’Azione Cattolica Italiana, scandito da alcuni passi del vangelo di Luca, intende porre l’attenzione sul tema dell’accoglienza, intesa come capacità di dar vita a relazioni sociali, fraterne e solidali. Il percorso annuale, dunque, aiuta ad interrogarsi sulla qualità delle relazioni, con se stessi e con gli altri, nella Chiesa e nel territorio, volgendo lo sguardo alle “relazioni più ampie”, quelle che noi tutti siamo chiamati a coltivare in quanto cittadini del mondo.

E’ in quest’ottica che i GIOVANI dell’Azione Cattolica di Maria SS. del Rosario di Villa San Giovanni (RC) propongono una serie di “incontri aperti” a tutti i giovani della città.

In particolare il primo incontro proporrà una riflessione e un confronto sulla costruzione del Ponte sullo Stretto. E’ da tempo infatti che sentiamo forte il bisogno nostro e dei giovani della città di informarsi, di “saperne di più”, di interrogarsi e di farsi un’opinione su questo tema diventato improvvisamente attuale dopo l’annuncio del Ministro dei Trasporti Altero Matteoli della “prima pietra” del Ponte sullo Stretto giorno 23 dicembre.

Grazie agli interventi del prof. Enrico Costa (Professore Ordinario di Urbanistica, Università Mediterranea di Reggio Calabria) e del prof. Antonino Vitetta (Professore Associato di Ingegneria dei Trasporti, Università Mediterranea di Reggio Calabria) avremo, dunque, un’occasione significativa per dialogare e porci delle domande sulla costruzione di un’opera che inciderà, positivamente o negativamente, sul futuro della nostra città.

Pertanto siamo lieti di invitare tutti i giovani cittadini a partecipare all’”incontro aperto” che si terrà martedì 24 novembre 2009 alle ore 19:00 presso il salone della Parrocchia di Maria SS. del Rosario dal titolo “P0NTI DI VISTA – I giovani si confrontano sul futuro della città”.

PROGRAMMA

19:00 Accoglienza e registrazione dei partecipanti
19:15 Presentazione del ciclo di “incontri aperti” a cura del Presidente parrocchiale dell’AC
19:25 Introduzione al tema
19:30 Intervento del prof. Enrico Costa
19:45 Intervento del prof. Antonino Vitetta
20:00 Question Time
21:00 Conclusioni

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Nov 18 2009

Votata la fiducia al decreto legge Ronchi. Sono 50 i voti di differenza a favore del governo.

Sono stati 320 i voti a favore (i contro sono stati 270) con i quali il governo ha ottenuto la fiducia alla camera sul decreto legge Ronchi che prevede la privatizzazione dell’acqua.
Secondo le varie associazioni di consumatori, ciò porterà in un paio d’anni ad un aumento compreso tra il 30% e il 40% del costo dell’acqua.
Nell’immediato, l’associazione Cittadinanzattiva dichiara che si mobiliterà subito per una raccolta firme volta a portare gli italiani al referendum.

Per chi non si fosse fatto un’idea sul decreto legge Ronchi, consiglio la lettura di questo nostro precedente articolo.

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Nov 13 2009

Emergenza rifiuti in Campania: altro che risolta!


Quando l’emergenza rifiuti in Campania scoppiò, questo blog non era nato, ma tutti noi dello staff seguimmo con attenzione la vicenda.
Cosa successe lo sappiamo tutti e l’informazione che ci viene presentata è che a Napoli va tutto bene.
Ma tonnellate e tonnellate di rifiuti non scompaiono con un tocco di bacchetta magica, lo sappiamo tutti.
Ne, tantomeno, verranno mai eliminati senza un piano di smaltimento sicuro.
Partendo da questi presupposti, ho raccolto delle informazioni che fanno tutt’altro che sperare bene.
Francesco Piccinini, direttore di Agora Vox, si è avventurato, qualche tempo fa, nelle campagne in periferia di Napoli. Racconta (e prova con materiale fotografico) che ci sono balle piene di rifiuti che galleggiano nell’acqua. L’immondizia dei siti di stoccaggio, si riversa nei canali e intorno a ciò, fiorisce l’agricoltura.
Come se non bastasse, le balle contengono ogni qualsivoglia rifiuto, anche rifiuti tossici, perchè la decretazione d’urgenza dà la possibilità di smaltire rifiuti tossici insieme a quelli domestici.

Il giornalista si è recato fino al retro della discarica di Santa Maria la Fossa. Racconta che fuori dalla centro di stoccaggio vi erano cumuli di eternit e spazzatura abbandonati illegalmente. In mezzo, un fiumicello che porta acqua alle coltivazioni circostanti.
Incamminandosi, poi, raggiunse la vicina discarica di Ferrandelle: uno sconvolgente cumulo di ecoballe lasciate marcire al sole. Una puzza insopportabile e soprattutto una vasca di raccolta rifiuti completamente piena d’acqua, con un canale di scolo che riversa nel terreno e i rifiuti galleggianti nell’acqua.
Quindi il problema non è stato risolto, è stato solo spostato. Il giornalista dichiara che tonnellate e tonnellate di immondizia che ricopriva le strade di Napoli “sono tutte qui, come una montagna maleodorante e nociva. Ma sono, anche, disperse lungo le strade dei paesi di provincia, nei luoghi in cui gli occhi delle telecamere hanno poca voglia di arrivare”.
Era fine settembre quando, lontano dal centro storico hanno ricominciato ad accumulare rifiuti e a dargli fuoco. E’ stato tutto documentato da La Terra dei Fuochi.
C’è da precisare, in oltre, che in quelle discariche, vi sono circa un milione di metri cubi di rifiuti. Così viene gestita l’emergenza rifiuti in Campania.
I sindaci della zona, un anno fa, dopo un braccio di ferro con il Commissariato per l’emergenza rifiuti avevano ottenuto che qui non finissero più di 90.000 metri cubi di immondizia.
Già ora ce ne sono oltre 10 volte tanto!
Circa un terzo dell’immondizia presente in quei posti doveva essere bruciata nell’inceneritore di Acerra ma, in realtà l’inceneritore non ha mai funzionato. Il governo ha utilizzato la struttura solo per far vedere che le cose le fa, per dare un po’ una mano agli amici della Camorra e poi è finito tutto.
Come se ciò non bastasse, Berlusconi con un proprio decreto, ha disposto il blocco del Termovalorizzatore di Acerra per tutto il mese di Novembre. La linea 3 dell’impianto non riesce a funzionare come si deve, mentre le altre due linee non garantiscono emissioni a norma.
Già la costruzione di un Termovalorizzatore è una sconfitta di per se.
Le due nazioni leader nell’incenerimento dei rifiuti, come Stati Uniti e Germania, hanno investiti in tecnologie di smaltimento molto più sicure e meno inquinanti come la trattazione meccanico-biologica dei rifiuti.
In Italia, al solito siamo dietro, ma solo perché lo vogliamo.
Ma allora dalla tanto discussa emergenza rifiuti cosa è cambiato?
Dove sta il tanto acclamato successo del governo?
Come mai Regione, Provincia e Comune continuano ad essere così impotenti?
Siamo alle solite: la malavita organizzata è il vero governatore e le istituzione non reagiscono.

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