Jan 30 2010

In Piazza per Difendere la Costituzione

Manifestazione Pro Costituzione

Scendere in Piazza per difendere la Costituzione Italiana dagli attacchi del Governo che più volte a affermato di voler cambiare la Costituzione, questa è stata l’ultima priorità in ordine di tempo  del Popolo Viola di Reggio Calabria insieme all’associazione Combattivamente amici di Beppe Grillo, che questa mattina di fronte alla chiesa di San Giorgio al corso, con l’apprezzata partecipazione dei cittadini che spontaneamente hanno letto alcuni degli articoli più importanti della nostra Costituzione che, citando Calamandrei, “non è un pezzo di carta” come qualcuno la considera, e che “bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità” spirito, volontà, responsabilità e aggiungerei anche consapevolezza, che ha animato i Padri Costituenti oltre sessant’anni fa e la stessa che ho trovato negli organizzatori e con la quale si è svolta la manifestazione di oggi. Abbiamo lasciato l’entusiasmo di questa giornata con la promessa che scenderanno in piazza ogni qualvolta verranno fatti degli attacchi contro quella che “è, secondo il parere di studiosi, quanto di meglio è stato scritto” e fondamento della nostra democrazia.

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Jan 28 2010

"La mafia è una montagna di Ministri". Presidio a Reggio Calabria per il CdM in Prefettura.

No Ponte

Sul set mediatico del Consiglio dei Ministri non sono previsti fuori campo. Unica inquadratura dichiarata buona è quella di Piazza Italia, Reggio Calabria, dove uno striscione di benvenuto ha salutato questa mattina la visita del premier Berlusconi. Davanti alla Prefettura di una città logorata dalla ‘ndrangheta, dalla disoccupazione e dalla povertà, in una regione piegata alle decisioni del governo centrale che impone inutili e dannose mega opere ad un territorio che chiede invece interventi urgenti e risposte chiare, c’erano i cittadini contenti. Gli scontenti invece, oltre duecento tra operai, studenti, precari della scuola, sindacati, partiti, associazioni, no pontisti, relegati alle spalle della piazza, sul lungomare reggino, bloccati alle 9.30 da una transenna umana di poliziotti in tenuta antisommossa, circondati da camionette, blindati ed elicotteri. I cittadini contenti sventolano azzurre bandiere del PdL sotto lo sguardo della stampa locale e nazionale, quelli scontenti hanno steso striscioni e gridato cori sotto le finestre sul retro del palazzo della Prefettura. Quando gli autobus di linea caricati a Ministri gli passano davanti c’è chi giura che La Russa li abbia calorosamente salutati con un terzo dito alzato, che la Meloni non credeva ai suoi occhi, e che Maroni abbia compreso lo slogan “Mafiosi, massoni, grandissimi ladroni” solo dopo aver sorriso con affetto benedicendo i presidianti dal finestrino. Nonostante la comunicazione inoltrata nei termini di legge alla questura di Reggio Calabria dagli organizzatori del presidio, in cui chiedevano di essere presenti a Piazza Italia, la polizia nega loro di oltrepassare il limite del marciapiede del lungomare Matteotti, fino a che i manifestanti intorno alle 12 decidono di avviarsi sul corso Garibaldi in corteo con in testa lo striscione No Ponte, bloccando il traffico della via marina della città. La polizia scorta i manifestanti fino all’ingresso del corso, lasciandoli arrivare poi davanti alla cattedrale e facendoli nuovamente scendere verso la via marina alta dove il corteo raggiunge il presidio dietro la Prefettura: i lavoratori dell’area industriale e del porto di Gioia Tauro, i precari della scuola, i sindacati confederali e autonomi, la Rete No Ponte, il Gruppo Zero, il centro sociale Cartella, daSud, CombAttivaMente – Amici di Beppe Grillo erano ancora là ma pochissimi media se ne sono voluti accorgere. Nel pomeriggio però, è stata data un’altra chance alla stampa, e anche ai cittadini scontenti: l’occasione è stata l’inaugurazione del Centro di Gestione del sistema idrico nel quartiere di Eremo Condera, dove il sindaco di Reggio Giuseppe Scopelliti e il presidente Berlusconi sono stati calorosamente accolti da un gruppo di manifestanti che sventolavano uno striscione con il numero di tessera della P2 del premier. É stato allora che i giornalisti hanno scoperto l’altra faccia del grande evento, premuti dietro le porte finestre dell’acquedotto per oltre 20 minuti, nell’attesa che il sit in si sciogliesse per impedire, come ha detto loro la polizia, problemi di sicurezza e ordine pubblico.

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Jan 25 2010

Caso Eutelia

Questa è una storia per certi versi triste, strana e mooolto intrigante.
L’Eutelia è un azienda che nel 2006 compra la Getronic italia per un euro.
Ora l’utente non esperto si chiede: “perché la Getronic dovrebbe vendere una suo sottoazienda ad un euro?
Cioè, a questo punto mi faccio avanti anche io…
” e come principio non è così sbagliato.
Un euro perché la società è nettamente in perdita. Un euro perché la società è sull’orlo del fallimento. Beh allora voi direte: “Bravi imbecilli questi dell’Eutelia comprano una società praticamente fallita…“. Bravi no, imbecilli ancor meno.
L’Eutelia è una società gestita dalla famiglia Landi. In particolare Raimondo e Samuele Landi (sono ammnistratore delegato e vicepresidente Eutelia). Leggendo il loro curriculum sembrano veramente degli incapaci, hanno acquisito un numero sproposito di aziende. Aziende rigorosamente vicine al fallimento, che sono fallite poco dopo e sono state rivendute.
Ma allora uno si chiede: …cioè se fai fallire tante aziende significa che come minimo l’imprenditore non è il tuo lavoro“. A questo punto arriva un dubbio e sorge una domanda quasi spontanea: “…e se lo facessero apposta?“. Già, e se lo facessero apposta.
Da quest’affermazione nasce tutto il caso Eutelia, società che ha comprato ad un euro la Getronic Italia.
Analizziamo per bene cosa succede da quel 2006 e da quella fantomatica acquisizione ad un euro.
L’Eutelia dopo l’acquisto era destinata a fallire. Per forza di cose.
E ineffetti puntualmente fallisce. Insomma si dichiara insolvente.
Siamo arrivati col nostro viaggio all’estate 2009. La società (insolvente nb) viene venduta a Omega. Peggio ancora. Prima della vendita e prima del fallimento IT Eutelia viene ceduta ad Agile srl. “Ma chi sono questi benefattori che prendoo un azienda un mese prima dell’insolvenza? Hanno parecchio culo questi due Landi a trovare un acquirente in quelle condizioni.
Usare il termine culo è eufemistico. Perché in realtà la società Agile srl è una società controllata da Eutelia (il noto meccanismo delle scatole cinesi…). E allora sorge l’ennesima domanda: “Perché vendere una tua società ad una sottosocietà?“.
Perché in questo modo qualsiasi reato dovuto al fallimento (vedi bancarotta fraudolenta) ricade sui dirigenti Agile, e non sui Landi a capo dell’Eutelia. Ora siccome sostanzialmente i dirigenti Agile sono dipendenti dei Landi è palese che i Landi li usano come scudo (sicuramente lautamente ripagati) per eventuali ricadute legali del fallimento. Cessione avvenuta il 25 maggio 2009.
Il 16 giugno, dopo la dichiarazione di insolvenza viene venduta Agile ad Omega. Insomma Agile è stata una società che ha traghettato la transizione. Ovviamente, è giustamente anche, Omega accetta l’acquisto con un piano di ristrutturazione che prevede il licenziamento di 1200 dipendenti su 2000. Praticamente tutti.
In tutto questo passaggio da Eutelia ad Agile e poi ad Omega qualche geniaccio si è fottuto il TFR (la liquidazione) dei lavoratori. Scusate la poca finezza, ma certe cose fanno veramente andare in bestia. Il TFR è teoricamente intoccabile…in questo caso: “la prendo io l’azienda…la prendi tu” …e il TFR sparisce. Questa è ovviamente una truffa. Ma anche tutta la vicenda ha dei contorni truffaldini.
I lavoratori sono, giustamente, incazzati neri. Da quando Omega ha preso la società, a parte i licenziamenti e il TFR sparito, non ricevono lo stipendio (quindi da Giugno). Nel mezzo si inserisce pure una vicenda in cui Samuele Landi si intruffola nella sua stessa azienda (presieduta dai lavoratori) con un piede di porco per impossessarsi di alcune carte. Ma questa è un’altra storia.

Quello che resta, sotto gli occhi di tutti, è la palese truffa di questi due individui, coadiuvati da altri meno conosciuti e con ruoli minori. E siccome io scrivo articoli nel rispetto della legge e augurare sofferenza a qualcuno non è reato (al contrario delle bancarotte fraudolente e del furto del TFR), auguro a queste persone le sofferenze più atroci. Un po’ come il contrappasso di Dante all’inferno…diciamo che qualcuno dovrebbe, letteralmente, prenderselo in quel posto (ma qualcosa che sia veramente doloroso).
Ma si sa le pene in Italia per le truffe sono ridicole al pari di quelle per i reati societari.
Dunque anche in caso di condanna (ammesso che non arrivi prima la prescrizione, con tutti gli accorciamenti fatti non si sa mai) avranno delle pene ridicole.

Ma come si dice, contenti voi, contenti tutti.

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Jan 12 2010

Presiodio No Tav: I manifestanti bloccano i tecnici

di Fabio Cantore

A Susa presso l’autoporto dal 9 gennaio è stato inaugurato un nuovo presidio No Tav. Nel punto in cui nasce il presidio è previsto uno dei 91 sondaggi pianificati dall’Osservatorio della Torino-Lione.
I sondaggi sono solo il metodo più semplice per legittimare, attraverso mistificazioni tecniche, la grande opera in modo tale da poter ricevere un finanziamento europero (tanto sognato da amministratori nazionali, regionali, provinciali ed ora anche comunali assetati di fondi per le prossime elezioni regionali, vogliosi di poltrone, tavoli e scalate nelle amministrazioni).
Questa mattina, al terzo giorno di presidio, dopo le 6, sono arrivati alcuni funzionari di Questura, Digos, LTF, Consepi che intendevano prendere possesso del sito per effettuare il sondaggio programmato (gentilmente concesso dalla Sindaca del comune, che brama una stazione internazionale sul territorio del suo comune, senza pensare a nessuna ricaduta socio-economica che un opera del genere può avere sulla popolazione).
Il popolo No Tav presente ha fermamente risposto di non volersi spostare di un millimetro e di cercare pacificamente di impedire l’accesso. Ammoniti circa le responsabilità penali e civili a cui potevamo andare incontro si è comunque perseverato. Preso atto dell’impossibilità di accedere al sito i vari funzionari si sono allontanati. La risposta del territorio è stata ferma, pacifica, corposa nel numero di presenti ed ha portato a questo primo risultato positivo.
Nonostante questo primo momento, la lotta va avanti e cerchiamo di conquistare, per il nostro territorio, la libertà dalla speculazione minuto dopo minuto
E’ possibile che si ripresentino nelle prossime ore in forze per ciò dobbiamo mantenere una presenza importante nel presidio.
Nel frattempo pare che si sia organizzato un altro presidio nella provincia di Torino. Una piccola vittoria ha subito generato nuovi stimoli.
Per questo continuamo a lottare senza scendere a compromessi.
A sarà düra!

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Jan 12 2010

Rosarno: Bloccati ragazzi del Liceo Scientifico mentre cercavano di esporre striscione antimafia durante il corteo antirazzista

Certe notizie si commentano da sole, non hanno bisogno di lunghe spegazioni o di grossi giri di parole.
La notizia è semplice: Durante il corteo di ieri, tenutosi a Rosarno, dei ragazzi del Liceo Scentifico hanno esposto uno striscione antimafia che racava la seguente scritta: Speriamo di poter dire un giorno “C’era una volta la mafia”.
Gli stessi ragazzi sono stati fortemente intimati dalla popolazione locale di chiudere lo striscione in quanto, con la mafia, i fatti di Rosarno
non c’entrano niente! Così quel piccolo barlume di speranza, si è subito, nuovamente, trasformato in omertà.
Nessuno sa, nessuno deve nemmeno prova a pensare che di mezzo c’è la ‘Ndrangheta!
Speriamo di poter dire un giorno: “C’era una volta la mafia” ma se così vanno le cose, ancora per molto tempo saremo costretti a dire: “La mafia c’è e fa paura”.

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Jan 11 2010

Statale18, i residenti mantengono il blocco: «Fino allo sgombero totale» I migranti spostati a Crotone, Bari e Foggia. Ma altri sono rifugiati nei casolari

tratto da Liberazione del 11 gennaio 2010

di Tiziana Barillà

Nella mattinata di ieri, presso la sede del comune di Rosarno, si è svolto il vertice tra la task-force nominata dal ministro dell’Interno e la commissione straordinaria retta dal prefetto Domenico Bagnato. Risultato del vertice la conferma della necessità di sgomberare anche la struttura ex Esac. La Task Force costituita l’8 agosto presso la Prefettura di Reggio Calabria è composta dal Ministero dell’Interno, del Lavoro e dalla Regione Calabria, allo scopo di affrontare la questione dell’ordine pubblico, ma anche gli aspetti legati al lavoro nero e all’assistenza sanitaria. A rafforzare il “lavoro istituzionale”, giunge a Rosarno anche Laura Boldrini, portavoce italiana dell’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite. Ricordiamo, infatti, che soprattutto quest’anno la composizione degli
stranieri è ancor più eterogenea e vede una folta presenza di rifugiati e persone con permessi speciali.
Boldrini, in particolare, si è occupata di perlustrare le campagne rilevando la presenza di diverse
decine di “ragazzi impauriti” a causa della persistenza di minacce ed aggressioni verificatesi nel
corso della mattinata. Nel tardo pomeriggio giunge la notizia che il governo ha messo a disposizione
della task force 1,9 milioni di euro, reperibili dalle risorse sequestrate alla ’ndrangheta ed immediatamente utilizzabili.
Intanto, dopo la rivolta e la “caccia al nero”, per i migranti giunge l’ora dei trasferimenti: ieri, a Rosarno, ogni migrante aveva i bagagli in mano. Tra i blocchi stradali organizzati dai residenti e i cordoni delle forze dell’ordine a tutela degli immigrati proseguono i trasferimenti dopo l’avvio delle
operazioni di sgombero nella notte dell’8.
I primi spostamenti, riguardanti tutti la Rognetta, sono diretti presso il Centro di prima accoglienza di Isola Capo Rizzuto, dove i migranti hanno potuto scegliere di lasciare il centro e partire autonomamente. Il Sant’Anna, infatti, è una struttura aperta e gli immigrati possono allontanarsi
senza controlli. Presso questo stabilimento alloggiavano gli africani di lingua francofona con una for-te prevalenza di provenienti da Burkina Faso, Guinea e Togo.
La seconda fase dei trasferimenti ha inizio nella mattinata di ieri presso lo stabilimento dell’ex Esac, dove si registra la presenza di oltre 600 migranti, in maggioranza ghanesi. Le prime partenze di ieri sono ancora dirette a Crotone mentre, in seguito, muta la destinazione verso la Puglia, presso i centri di Bari e Foggia. Tutto scorre in tranquillità fino a quando, intorno alle ore 14,00, viene dato fuoco ad un’abitazione che ospitava circa 10 immigrati del Ghana, nella zona industriale di San Ferdinando.
La terza presenza è quella “a macchia”. Sulle colline, infatti, vi sono diversi casolari in cui alloggiano decine di migranti: “Ponte dei Vitrini” a Laureana di Borrello, “Nchianata du previti” a Candidoni e “la Fabiana” nell’estrema periferia di Rosarno sono le località in cui ci viene segnalata la presenza di altri migranti “sparsi” perlopiù di origine senegalese, guineese e burkinabé.
Complessivamente sono circa 150 persone per le quali sale l’apprensione nel corso della giornata. Ed infatti intorno alle ore 16,00 arrivano per questi migranti le prime minacce: “Sono venuti a dirci di andare via sennò ci danno fuoco” e si comincia ad organizzare anche il loro trasferimento.
I residenti continueranno il blocco fino alla conclusione dello sgombero. Sulla Statale 18 che collega Rosarno a Gioia Tauro, all’altezza della località “Bosco”, una trentina di residenti armati di bastoni, blocca la Statale 18 con una barricata composta da un’auto bruciata ed alcuni bidoni. All’arrivo dei primi giornalisti e volontari scattano le prime tensioni ed aggressioni verbali degli abitanti che ritengono di non aver avuto la giusta attenzione da parte degli organi di informazione. «Voi raccontate solo di loro – ci dicono – anche la nostra situazione è drammatica».
Il blocco, istituito alle prime ore di ieri mattina, continua a presidiare la zona: «Fino a quando non sarà sgombrata la struttura, noi da qui non ce ne andremo». In paese la situazione sembra normalizzarsi dopo la fine dell’occupazione del Comune da parte di una decina di abitanti di Rosarno per chiedere l’allontanamento degli immigrati, a seguito della decisione di sgomberare il centro Rognetta.
Rimangono, comunque, numerose segnalazioni di aggressioni e minacce alle decine di migranti che sono rimasti nella zona.

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Jan 11 2010

Rosarno International

Dalla lontana Gran Bretagna ci arriva una lezione di giornalismo, si perché i fatti di “casa nostra” devono venire a raccontarceli da qualche migliaio di chilometri di distanza. Un inviato della BBC Inglese ha fatto visita qualche mese fa – era infatti il febbraio 2009 – a Rosarno (RC) per descrive le condizioni di vita nella quali si trovavano – perché oramai trasferiti – i migranti per lo più provenienti dall’Africa. Il servizio è stato girato all’interno dei loro “dormitori”, una vecchia fabbrica per la produzione della carta oramai dismessa da anni, addirittura con fatiscente copertura del tetto in amianto. Come si può vedere dalle immagini, all’interno di questa grande costruzione vi sono ricavate delle casupole di cartone rattoppate con plastiche, nylon e stracci vari. Scene neanche da “terzo mondo”, il giornalista fa ben notare che siamo in Europa, è non nel continente dal quale loro fuggono per trovare condizioni di vita migliori. E chiaro che se non siamo terzo mondo di fatto, purtroppo lo siamo nella mentalità.

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Jan 10 2010

Rosarno: Continua la caccia all'immigrato, ma si annunciano lo sciopero del 1 Marzo 2010


Il bilancio giornaliero nella città di Rosarno non si conclude certo nel migliore dei modi.
La caccia all’immigrato continua. La caccia a quelle stesse persone che fino a qualche giorno fa venivano accettate semplicemente per il fatto che stavano con la schiena ricurva e non aprivano bocca, ora vengono perseguitati. Ieri stavano zitti, subivano e quindi facevano comodo; oggi sono stanchi di subire e rivendicano i loro diritti di esseri umani e perciò se ne devono andare. 709 sono, fin’ora, gli immigrati trasferiti nei centri di prima accoglienza di Crotone e Bari. A tali numeri vanno aggiunte però, alcune centinaia di immigrati che si sono allontanati con mezzi propri. L’obiettivo del Viminale è quello di sgomberare i 1500 immigrati entro domenica e poi procedere con la demolizione dei capannoni dove hanno vissuto per anni gli stranieri in condizioni disumane. Nelle ultime ore la caccia all’uomo ha portato ad un’agguato teso ai danni di un immigrato regolare del Burkina Faso, Dabrè Moussa, di 29 anni, che è stato colpito con una fucilata caricata a pallini ed alla sassaiola mossa ai danni di un’auto con tr nel secondo gli assalitori hanno bloccato un auto con tre stranieri a bordo in contrada Capoferro: due sono riusciti a fuggire, il terzo è stato preso a sassate. Meglio è andata a dieci immigrati del Ghana, ma solo perché sono riusciti a dare l’allarme: nel cortile del loro casolare si sono presentati alcuni cittadini di Rosarno, con spranghe e taniche di benzina, che hanno d stranieri a bordo, due dei quali sono risuciti a fugire. Inoltre, dieci immigrati del Ghana, sono riusciti a scampare ad un liciaggio dando l’allarme ma il casolare dove vivevano gli uomini è stato dato alle fiamme. Il bilancio attuale conta circa 50 feriti di cui 21 immigrati, otto dei quali ancora in ospedale, nessuno in pericolo di vita, 14 italiani (di cui nessuno grave), 10 agenti di polizia, 8 carabinieri.
La solidarietà ai migranti arriva da tutta Italia.
A Roma, nel pomeriggio, in piazza Esquilino è stato organizzato un sit-in al quale hanno partecipato circa 300 manifestanti.
E’ anche stato annunciato, per il 10 Marzo 2010 “lo Sciopero degli stranieri”.
Fra le righe pubblicate ieri sul sito http://primomarzo2010.blogspot.com/ si legge: ”Cosa succederebbe se i quattro milioni e mezzo di immigrati che vivono in Italia decidessero di incrociare le braccia per un giorno? E se a sostenere la loro azione ci fossero anche i milioni di italiani stanchi del razzismo?”.
Un appuntamento importante per rivendicare i diritti di semplice essere umano. Perché il tempo delle schiavitù e finito!

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Jan 9 2010

Guerra civile a Rosarno: “Discrimination is too much”

di Tiziana Barillà

tratto da Liberazione del 9 gennaio 2010

“Discrimination is too much” è la scritta che appare sull’asfalto tra i detriti della rivolta iniziata giovedì sera a Rosarno dopo che due diversi gruppi di braccianti immigrati erano stati presi a fucilate da ignoti. Un messaggio che traduce tutta la rabbia sprigionata dalle insostenibili condizioni di vita cui sono costrette le migliaia di migranti nella Piana di Gioia Tauro.
Ieri mattina il Commissario prefettizio ha incontrato una delegazione della comunità africana, dopo le 6 ore di scontri della sera precedente. «Abbiamo chiesto diritti e di poter lavorare senza essere ammazzati per strada» dicono i ragazzi africani, mentre lasciano il palazzo del Municipio scortati dalle forze dell’ordine, tra le invettive e le proteste di una piccola folla di cittadini rosarnesi in presidio davanti al palazzo comunale.
Gli abitanti di Rosarno avevano già inveito contro gli immigrati durante le ore della rivolta, un’ostilità che si è tradotta ieri in una vera e propria “caccia al nero”. I fatti più gravi sono avvenuti in serata: due ragazzi sono stati gambizzati da ignoti lungo la strada che da Rosarno porta a Laureana di Borrello, questa volta con un fucile a pallini, e trasportati in ospedale, per fortuna in condizioni non troppo preoccupanti. Gravi invece altri due migranti, presi a sprangate e bastonate.
La reazione furiosa dei cittadini di Rosarno caratterizza la giornata: annunciano presto la loro contro-manifestazione dopo aver effettuato un blocco stradale al grido di “basta immigrati”. Ad incitarli, un giornalista pubblicista, Marcello Marzialetti, che dice alle agenzie di stampa: «Gli immigrati devono andarsene da Rosarno». Il prefetto Domenico Bagnato, a capo della terna commissariale che governa il Comune sciolto per infiltrazioni mafiose dal dicembre 2008, tenta di richiamare alla calma: «Occorre rasserenare gli animi. C’è stata un’azione inconcepibile da parte di coloro che hanno sparato contro i due extracomunitari. Ma la reazione degli immigrati è stata allo stesso tempo inaccettabile, perché si è reagito ad un atto criminale con la devastazione della città, un fatto che rischia di interrompere quel clima di solidarietà che si era creato tra la cittadinanza locale e gli stranieri». Raccomandazioni che nessuno ascolta. Prevalgono invece rabbia e violenza.
Il bilancio provvisorio è drammatico: 36 feriti, 18 tra gli immigrati e 18 tra le forze dell’ordine, centinaia di auto distrutte e sette arrestati tra gli immigrati con l’accusa di devastazione, danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale. Un rosarnese 37enne è stato invece arrestato con l’accusa di tentato omicidio avendo tentato di investire un gruppo di extracomunitari col suo escavatore.
La “guerra civile” ha avuto inizio nel primo pomeriggio di giovedì, intorno alle 14,30, in contrada Spartimento, nei pressi dell’ex Esac, fabbrica dimessa dove vivono coloro che hanno perso il tetto dopo l’incendio dell’ “ex cartiere”. Un ragazzo africano viene ferito con un fucile ad aria compressa. Si tratta, pare, di un rifugiato politico del Togo con regolare permesso di soggiorno. Dopo qualche ora, intorno alle 17,30, altri due africani vengono raggiunti dai colpi di un’arma simile, questa volta nei pressi della Rognetta, altro spazio di rifugio per i lavoratori migranti. Sono due ragazzi della Guinea e anche loro hanno un regolare permesso. I feriti, ricoverati negli ospedali di Gioia Tauro e Polistena, non sono in condizioni gravi. Dopo queste aggressioni hanno inizio le proteste. Dapprima con copertoni bruciati e piccole barricate fatte usando i cassonetti, fino alla vera e propria rivolta nella serata di giovedì, quando gli africani hanno bloccato la via nazionale all’altezza di Gioia Tauro.
Una tragedia annunciata. Quella degli immigrati impiegati nei campi come braccianti è, infatti, una “emergenza” che dura da circa vent’anni e li vede stretti in una morsa tra la filiera mafiosa e le leggi razziste in vigore. Episodi di razzismo, tra cui estorsioni e rapine, vengono da anni perpetrati ai loro danni e tutto ciò in un contesto di forte presenza ‘ndranghetista.
Anche quest’anno, come ogni inverno da 20 anni, i braccianti africani sono giunti nella Piana di Gioia Tauro per la stagione delle arance. Sono circa 1500: un migliaio si stabiliscono nei pressi dell’inceneritore della Veolia, a Gioia Tauro, in un ex stabilimento destinato alla raffinazione dell’olio di oliva e poi abbandonato, appunto l’Ex Esac. Qui dormono nei silos di metallo giunti dopo che, la scorsa estate, è stata sgomberata e murata la Cartiera, altra ex fabbrica abbandonata che per anni ha ospitato la comunità africana. Altre centinaia alloggiano presso la Rognetta, ulteriore stabilimento dismesso, fallito da anni dopo essere stato una ditta per la produzione di succo d’arancia. Sono ghanesi, ivoriani, sudanesi, maliani, togolesi, burkinabé e non tutti irregolari. In molti hanno il permesso per motivi umanitari, e tanti ne possiedono uno in scadenza, spesso provengono dalle regioni del Nord Italia dalle quali fuggono dopo aver perso il lavoro e a causa delle nuove politiche migratorie.
Già nel dicembre del 2008, dopo il ferimento di due ivoriani, la comunità africana aveva reagito con determinazione, dando vita a quella che è stata definita “la rivolta antimafia degli africani di Rosarno”. Nel marzo del 2009, Maroni giunge a Reggio Calabria e promette 200 mila euro per l’emergenza migranti. Quei fondi sono arrivati solo di recente e ammontano a 930 mila euro per il “recupero urbano delle aree degradate” di Rosarno.
Maroni ha commentato ieri i fatti di Rosarno rimproverando la “troppa tolleranza con gli stranieri” nel nostro paese. In queste ore sono diverse e confuse le reazioni dei rosarnesi, ma l’ultimo dei rischi sembra proprio essere quello della “troppa tolleranza”. Gli africani non sono più in rivolta e sono rientrati nelle fabbriche dismesse, protetti dalla Polizia. Si continuano, però, a temere le azioni di gruppi di cittadini inferociti, ma soprattutto della criminalità organizzata che difficilmente, si pensa, perdonerà ai propri schiavi una rivolta di tali dimensioni. Tanto che in serata, mentre i rosarnesi bloccano con una barricata la statale 18 e il capo della polizia Manganelli annuncia l’invio di un nutrito contingente, si comincia a parlare di un trasferimento in massa di tutti i migranti fuori dalla Piana, per preservarne l’incolumità.

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Jan 8 2010

Fiaccolata AntiMafia Reggio Calabria

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Ieri pomeriggio a partire dalle 17 i cittadini di Reggio Calabria e provincia, grazie al “passaparola” che si è fatto via Internet, e principalmente su Facebook,  si sono dati appuntamento di fronte alla Procura Generale della Città per una fiaccolata silenziosa ma simbolica, manifestando in questo modo il proprio sdegno nei confronti della criminalità organizzata, la ben nota Ndrangheta Calabrese, immediatamente collegata alla bomba che è stata fatta esplodere la mattina del tre gennaio di fronte al portone d’accesso all’ufficio del giudice di pace e accanto a quello della procura generale, un attacco ai simboli dello stato. Non va mai dimenticato che “lo stato siamo noi” e che appunto per questo era ed è importante manifestare in queste occasioni, perché oltre al “valore” intimidatorio è una attacco alla libertà di tutti. Al di la delle specifiche responsabilità del gesto, a noi interessa per lo più sottolineare la presenza dei cittadini di Reggio che si sono schierati apertamente contro la Ndrangheta e la solidarietà che è stata espressa nei confronti della Magistratura Reggina.

Noi del Blog c’eravamo, ed abbiamo scattato queste foto

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