Nov 13 2009

Emergenza rifiuti in Campania: altro che risolta!


Quando l’emergenza rifiuti in Campania scoppiò, questo blog non era nato, ma tutti noi dello staff seguimmo con attenzione la vicenda.
Cosa successe lo sappiamo tutti e l’informazione che ci viene presentata è che a Napoli va tutto bene.
Ma tonnellate e tonnellate di rifiuti non scompaiono con un tocco di bacchetta magica, lo sappiamo tutti.
Ne, tantomeno, verranno mai eliminati senza un piano di smaltimento sicuro.
Partendo da questi presupposti, ho raccolto delle informazioni che fanno tutt’altro che sperare bene.
Francesco Piccinini, direttore di Agora Vox, si è avventurato, qualche tempo fa, nelle campagne in periferia di Napoli. Racconta (e prova con materiale fotografico) che ci sono balle piene di rifiuti che galleggiano nell’acqua. L’immondizia dei siti di stoccaggio, si riversa nei canali e intorno a ciò, fiorisce l’agricoltura.
Come se non bastasse, le balle contengono ogni qualsivoglia rifiuto, anche rifiuti tossici, perchè la decretazione d’urgenza dà la possibilità di smaltire rifiuti tossici insieme a quelli domestici.

Il giornalista si è recato fino al retro della discarica di Santa Maria la Fossa. Racconta che fuori dalla centro di stoccaggio vi erano cumuli di eternit e spazzatura abbandonati illegalmente. In mezzo, un fiumicello che porta acqua alle coltivazioni circostanti.
Incamminandosi, poi, raggiunse la vicina discarica di Ferrandelle: uno sconvolgente cumulo di ecoballe lasciate marcire al sole. Una puzza insopportabile e soprattutto una vasca di raccolta rifiuti completamente piena d’acqua, con un canale di scolo che riversa nel terreno e i rifiuti galleggianti nell’acqua.
Quindi il problema non è stato risolto, è stato solo spostato. Il giornalista dichiara che tonnellate e tonnellate di immondizia che ricopriva le strade di Napoli “sono tutte qui, come una montagna maleodorante e nociva. Ma sono, anche, disperse lungo le strade dei paesi di provincia, nei luoghi in cui gli occhi delle telecamere hanno poca voglia di arrivare”.
Era fine settembre quando, lontano dal centro storico hanno ricominciato ad accumulare rifiuti e a dargli fuoco. E’ stato tutto documentato da La Terra dei Fuochi.
C’è da precisare, in oltre, che in quelle discariche, vi sono circa un milione di metri cubi di rifiuti. Così viene gestita l’emergenza rifiuti in Campania.
I sindaci della zona, un anno fa, dopo un braccio di ferro con il Commissariato per l’emergenza rifiuti avevano ottenuto che qui non finissero più di 90.000 metri cubi di immondizia.
Già ora ce ne sono oltre 10 volte tanto!
Circa un terzo dell’immondizia presente in quei posti doveva essere bruciata nell’inceneritore di Acerra ma, in realtà l’inceneritore non ha mai funzionato. Il governo ha utilizzato la struttura solo per far vedere che le cose le fa, per dare un po’ una mano agli amici della Camorra e poi è finito tutto.
Come se ciò non bastasse, Berlusconi con un proprio decreto, ha disposto il blocco del Termovalorizzatore di Acerra per tutto il mese di Novembre. La linea 3 dell’impianto non riesce a funzionare come si deve, mentre le altre due linee non garantiscono emissioni a norma.
Già la costruzione di un Termovalorizzatore è una sconfitta di per se.
Le due nazioni leader nell’incenerimento dei rifiuti, come Stati Uniti e Germania, hanno investiti in tecnologie di smaltimento molto più sicure e meno inquinanti come la trattazione meccanico-biologica dei rifiuti.
In Italia, al solito siamo dietro, ma solo perché lo vogliamo.
Ma allora dalla tanto discussa emergenza rifiuti cosa è cambiato?
Dove sta il tanto acclamato successo del governo?
Come mai Regione, Provincia e Comune continuano ad essere così impotenti?
Siamo alle solite: la malavita organizzata è il vero governatore e le istituzione non reagiscono.

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Nov 12 2009

Italia: il paese delle leggi anticostituzionali.

Oggi, in mattinata, è stato depositato dal Pdl al Senato il disegno di legge sul processo breve, sottoscritto anche dalla Lega Nord, che prevede la prescrizione dei processi contro imputati che hanno commesso reati per i quali è richiesta una pena massima non superiore ai 10 anni, se sono passati almeno due anni dalla richiesta di rinvio a giudizio del PM.
Sono in molti i contrari a questo ddl tra cui, naturalmente, il PD facendo notare, ad esempio, che al furto aggravato non sarà applicato questo ddl, quindi per un extracomunitario che ruba il processo rimarrà, mentre processi come quelli per Cirio, Parmalat, Eternit e Thyssenkrupp andranno in fumo.
Si dichiara contraria anche l’IDV di Di Pietro che annuncia che, alla manifestazione che si terrà il 5 dicembre a Piazza Navona, ci sarà una raccolta di firme per un referendum contro l’ennesima legge anticostituzionale.

Nel frattempo viene anche riproposta dal PDL una riforma costituzionale per il ripristino dell’immunità parlamentare (guarda caso ogni legge anticostituzionale, almeno a mio parere, la chiedono loro).

Che poi, l’immunità parlamentare italiana è sempre stata uno schifo, a differenza di altri paesi europei come Belgio, Paesi Bassi, Svezia e Regno Unito, in cui l’immunità goduta dai parlamentari è traducibile come massima libertà di espressione. Ovvero, ogni parlamentare ed ogni funzionario dello stato che ha a che fare con il parlamento gode di questa immunità, quindi, escluso che si tratti di calunnie, queste persone non possono essere perseguite per gli effetti provocati dalle loro dichiarazioni fatte in conferenze stampa, durante un processo e durante una qualsiasi manifestazione pubblica. Per cui siamo difronte ad un’immunità molto limitata ma quantomeno ragionevole.

A presto

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Nov 6 2009

Risarcimento Mondadori: Mesiano stravagante o giustizia sacrosanta?

È notizia dell’ultimo mese che Fininvest (ora Mediaset) dovrà risarcire la CIR di De Benedetti (proprietaria di Espresso e Repubblica) con 750 millioni di euro, il tutto per via di una sentenza “comprata” da Fininvest nel 1991.

Inanzittutto, per analizzare a fondo, la vicenda bisogna sfatare dei miti. In primis, quello dell’onnipresente Travaglio che durante Annozero sostenne che Mondadori era di Berlusconi per via di una sentenza comprata e che Berlusconi “sarebbe anche ora che la restituisse”. Parole sue. Ma è un asserzione totalmente errata, vedremo successivamente il perchè. In secundis bisogna sfatare il mito dei leccapiedi Berlusconiani, tra cui Brachino, secondo cui codesta sentenza sarebbe frutto della “stravaganza” del giudice Mesiano e secondo cui i calzini azzurri del giudice sarebbero un chiaro segno di sfida al partito politico del premier (?????).

Ma andiamo con ordine. Cosa successe nel lontano 1988? A parte che sono nato io (e direte chissene frega!), succede che Silvio Berlusconi tramite Fininvest compra le azioni di Leonardo Mondadori.
A questo punto la Mondadori è in mano a tre soggetti. O meglio le azioni della Mondadori sono in mano a tre soggetti: la famiglia Formenton, la CIR di De Benedetti e la Fininvest di Berlusconi. La famiglia Formenton non era interessata al controllo di Mondadori e stipulò un accordo con De Benedetti per passare le proprie azioni alla CIR entro il 30 gennaio 1991.

Ma dopo quest’accordo la famiglia Formenton cambiò radicalmente idea nel novembre 1989 e consegnò immediatamente le proprie azioni a Silvio Berlusconi. A questo punto Fininvest ebbe la maggioranza delle azioni di Mondadori e Berlusconi si insediò come presidente della Mondadori stessa.

Ma…c’e’ un ma. Carlo De Benedetti non ci stette e ritenne di essere stato defraudato da questo cambio di decisione improvviso dei Formenton. A questo punto, per evitare ricorsi in sede giudiziaria le parti cercarono di trovare un accordo.

Vennero formulate tre proposte di spartizione, due da parte di CIR e una da parte di Fininvest. Le prime due non sono indicative in quanto Fininvest non accettò mai e dunque non si può parlare di “spartizione” voluta da entrambe le parti.
La terza fu CIR a non volerla, perché risultava secondo loro troppo penalizzante per la società di De Benedetti

Fino a qui, nessuna sentenza comprata, nessun ricorso. Solo un “cambio di idea” della famiglia Formenton e tre ipotesi di accordo per la spartizione Mondadori andate a vuoto. Tutte le ipotesi di accordo, sia quelle formulate da una parte che quelle formulate dall’altra, prevedevano il passaggio a Cir di Espresso, Repubblica e Finegil e la rimanenza della casa editrice (tra cui Panorama e l’Epoca) a Fininvest.

Una volta saltate le ipotesi di spartizione le parti ricorsero ad un lodo arbitrale, di comune accordo. Il Lodo Pratis. Questo Lodo sarebbe servito a stabilire una volta per tutte se l’accodo tra i Formenton e De Benedetti era valido e se quindi il successivo accordo tra i Formenton e Fininvest non potesse avere luogo. Il lodo fu’ presieduto da tre giudici, uno scelto da Fininvest, uno dalla Corte di Cassazione e uno da CIR. Il lodo si espresse favorevolmente a CIR. Dunque tutte le azioni dei Formenton passarono a CIR e Mondadori tornò ad essere di De Benedetti.

Ma fininvest si appellò a questa sentenza, la corte d’Appello di Roma decise che sarebbe stato un tribunale civile a giudicare la validità o meno del Lodo Pratis. Il tribunale civile fu presieduto dal giudice Vittorio Metta. Qui entrarono in gioco Cesare Previti e alcuni altri avvocati (Attilio Pacifico e Giovanni Acampora) di Silvio Berlusconi. Una società off-shore Fininvest (chiamata All Iberian) versò 3 milliardi di lire sul conto di Previti, e 1,5 milliardi di lire sul conto di Acampora. Acampora versò 425 millioni sul conto di Previti che a sua volta li riversò sul conto di Pacifico. Pacifico a questo punto li passò sul conto del giudice Metta, come appurato dalla sentenza della Corte di Cassazione del 2007.
Metta venne condannato ad 1 anno e 9 mesi, i 3 avvocati a 1 anno e 6 mesi. Silvio Berlusconi fu “prosciolto per intervenuta prescrizione”. Attenzione “prosciolto” non “assolto”. La differenza è che una persona assolta signifca “non colpevole del suddetto reato”. Una persona prosciolta per intervenuta prescrizione significa “non giudicabile per il suddetto reato”. La corruzione di Metta c’è’ stata, le transazioni di soldi da Berlusconi a Previti pure…ma l’imputato non può più essere giudicato per quel fatto (per via tra le altre cose della concessione delle attenuanti generiche). Decisione comunque giuridicamente corretta quella di prosciogliere Berlusconi.

Ma al di là delle beghe processuali in cui si è trovato l’attuale premier, torniamo a noi.La sentenza fu comprata. E la sentenza comprata annullò il lodo Fabris e assegnò Mondadori a Finivnest. Sentenza che tra l’altro fu copiata in parte pari pari dalla difesa di Fininvest (guarda te il caso!…)

A questo punto però la gestione dell’intera Mondadori si fece insostenibile per il presidente Berlusconi, per via delle proteste di alcuni giornalisti e di alcuni direttori. Intervenne il senatore Andreotti che ripropose la spartizione già proposta da Fininvest prima del Lodo Fabris, con delle sostanziali differenze però.

I conguagli economici nel primo caso sarebbero stati da Fininvest in favore di CIR, dopo questa sentenza divennero da CIR in favore di Fininvest. Fininvest sostiene di non aver mai stipulato un accordo di spartizione prima del Lodo Fabris. Fininvest mente, come attestano articoli di giornali finanziari dell’epoca (Sole 24 Ore e Milano e Finanza: “Berlusconi preme per la spartizione di Mondadori”).

La differenza tra la spartizione “pulita” e quella dopo la sentenza “comprata” è di 458 milliardi in sfavore di CIR. Questa la differenza tra la spartizione pulita e quella corrotta. Questa la base del maxi risarcimento.
A questi soldi però vanno aggiunti altri rimborsi perche’:
- la spartizione pulita conteneva un opzione di put che avrebbe concesso a CIR di vendere delle azioni a Fininvest. Azioni che CIR dovuto ha ricomprato dopo la sentenza corrotta.
- la spartizione pulita consentiva alla Cir di comprare meno azioni dell’Espresso per averne il controllo (50,1%), risparmiando circa 60 milliardi di lire.

Il giudice valuta nella sentenza di risarcimento questi due ulteriori danni, sommati ai 458 milliardi, 550 milliardi.Ora fin qui la sentenza è insindacabile, si potrebbe sindacare solo sull’opzione di put che dal giudice è stata comunque valutata 32 milliardi 550-(458+60). Non un enormita. 550 milliardi in euro sono 284 millioni circa. A cui vanno aggiunti 8 millioni di euro per le spese legali sostenute da CIR sia in questo processo che nel Lodo Fabris (reso inutile da una sentenza corrotta) che nel processo civile in cui fu corrotto il giudice Metta. E inoltre vanno aggiunti 20 millioni di euro per il danno da “lesione d’immagine”, ovvero per il crollo delle azioni CIR dopo la sentenza comprata sfavorevole. Totale 312 millioni. Importo che rivalutato al valore della moneta odierna (pensa un po’ sono aumentati i prezzi dal 1991!) arriva a 543 millioni, cui vanno aggiunti gli interessi legali per 18 anni. La cifra totale e’ quindi di 937 millioni.

Sembra tanto da 312 millioni a 937, ma l’aumento del costo della vita piu’ gli interessi legali portano a quello. Fino a qui sono ancora calcoli puramente matematici e per cui insindacabili (oltretutto come sentenza “pulita” è stata considerata una proposta della stessa Fininvest, più super partes di cosi’!)

Ora la legge qui è molto ambigua. Perché il danno è da “perdita di chance”, ovvero considera la corruzione come una “possibilità di aver comprato la sentenza”. Quindi il giudice si trova a dover applicare una legge totalmente sconclusionata, ma la colpa è del legislatore, non del giudice. Perché totalmente sconsclusionata? Perché’ secondo me non ha senso valutare le probabilità che la sentenza comprata fosse favorevole a Fininvest senza la corruzione. Se tu corrompi qualcuno e vieni beccato e giusto che paghi un risarcimento pari al caso peggiore per te.

Il giudice però questo ragionamento non può farlo, perchè deve solo applicare la legge, giustamente. E considera la possibilità che la sentenza comprata fosse favorevole a CIR dell’80%. Anche perché se fosse tanto più bassa non avrebbe senso corrompere un giudice. E provate a indovinare…l’80% di 937 millioni? Bravi, 750 millioni.

Dunque, nessuna stravaganaza. A parte quella della legge che impone a un giudice di valutare la probabilità di una decisione corrotta senza che ci fosse stata la corruzione. E un giudice la sfera magica non la possiede.

E bacchetto anche Travaglio perché, visti i precedenti accordi di spartizione (mai andati a buon fine) e visti gli accordi di spartizione successivi alla sentenza corrotta (andati a buon fine) posso affermare che non è che la Mondadori ora sarebbe di CIR se non fosse stato corrotto il giudice Metta. La spartizione sarebbe avvenuta comunque, solamente con un conguaglio economico molto più favorevole a CIR. Come poi analizzato più che correttamente dal giudice Mesiano.

La pena è sospesa in attesa dell’Appello, e provate a pensare chi è il giudice che che ha sospeso il pagamento della pena? Giacomo Deodato, fratello di un parlamentare di Forza Italia per due legislature. Sia ben chiaro la sospensione della pena è sacrosanta perché è quella la prassi per i risarcimenti nei processi civili. Ma proprio chi sbraita su giudici comunisti usufruisce di decisioni prese da giudici forzaitalioti. Ecco qual’è il punto. Ogni giudice ha un ideologia politica. Ma quando giudica un reato non decide in base a quella. Ma in base alle leggi e alla sussistenza o meno del fatto (come hanno giustamente fatto sia Mesiano che Deodato).
Tranne quando il giudice viene corrotto.
Ma quello si sa, sono proprio i comunisti a farlo, come dimostra questo caso!

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Nov 5 2009

Riprende la missione salva Silvio


Signore e Signori, ci risiamo la macchina salva Silvio si è rimessa in moto.
I primi d’Ottobre, dopo la tremenda batosta accusata sul lodo Alfano, l’entourage di Cavaliere nelle persone di Niccolò Ghedini e Angelino Alfano si erano rimessi all’opera per tirare fuori da guai Berlusconi e proprio a loro due si è rivolto il Cavaliere per esigere, in tempi brevi, una legge che spunti le armi dei magistrati milanesi. “Non voglio governare con l’incubo delle udienze, datevi da fare” gli ha detto.
Le tecniche adottate questa volta si affinano, roba degna di Diabolik.
Sembra una trama di una telenovelas!
La legge, infatti fu ripresa da un proposta dei diessini Fassone e Calvi aggiornandola con la clausola sui procedimenti in corso.
Che bella trovata, prendere una legge dell’opposizione e ritoccarla!
La novità si chiama “processo breve” le cui regole “si applicano a quelli in corso giunti fino al dibattimento di primo grado” come si è detto.
Guardacaso farebbero parte di questa categoria anche le inchieste Mills, Mediaset e Mediatrade.
Fortunatamente Fini e Napolitanto hanno per ora bloccato la proposta per la manifesta eterogeneità degli emendamenti rispetto al decreto.
Ovvimante la lotta non si ferma qui, la maggioranza, infatti, devota a San Silvio è intenzionata a riproporre con un ddl la proposta anche se questo avrà tempi più lunghi.

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Nov 4 2009

Ponte: prima pietra il 23 Dicembre? Ci stanno prendendo in giro


“I lavori del Ponte sullo Stretto di Messina inizieranno il 23 dicembre di quest’anno e termineranno nel 2016”. Lo afferma Altero Matteoli intervenendo a SkyTg 24. A confermare tutto arriva la dichiarazione di Pietro Ciucci, presidente dell’A.N.A.S. S.p.a.: “Il 23 dicembre metteremo la prima pietra simbolica alla realizzazione del Ponte. E’ un primo segnale di partenza del progetto, senza alcuna demagogia. Tutte le opere infrastrutturali, da che mondo è mondo, iniziano eliminando le interferenze. La realizzazione della variante di Cannitello è una delle opere propedeutiche alla realizzazione del Ponte, progettata cinque anni fa proprio nell’ottica della costruzione del collegamento sullo Stretto. Ed è solo la prima tappa del progetto-Ponte, che farà altri passi avanti nei primissimi mesi del 2010 con i primi lavori nel versante Siculo: il raddoppio della “Strada Panoramica” che collega Faro Superiore a Messina e la realizzazione degli svincoli di Curcuraci, Giostra e Annunziata”.La dichiarazione di Ciucci mette in luce una cosa fondamentale: Ci stanno prendendo ancora in giro.
Infatti la variante di Cannitello è un’opera di interramento del tracciato ferroviario calabrese in prossimità di Villa S. Giovanni il cui progetto è stato approvato dal CIPE nel marzo del 2006, dissociandolo esplicitamente dello stesso Ministero delle Infrastrutture dal progetto del ponte.
La “variante Cannitello”, infatti, è la prima fase di un più ampio progetto di miglioramento ambientale per la costa calabrese, rientrando nel disegno di interramento del tracciato ferroviario definito “Variante finale alla linea storica in località Cannitello”.
Nella delibera di approvazione della suddetta variante si legge:
“la Regione Calabria, con nota consegnata nella seduta del 22 marzo 2006, si è espressa favorevolmente in merito alla realizzazione della “variante di Cannitello” subordinatamente alla condizione che l’opera non sia condizione essenziale alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina ma serva soltanto a migliorare ed implementare il sistema della rete ferroviaria regionale”.
Il Ministero delle Infrastrutture presenta il progetto “come intervento finalizzato a migliorare ed implementare il sistema della rete ferroviaria regionale e sottolineando che la variante rappresenta la 1^ fase delle opere atte a consentire la continuità dell’esercizio ferroviario durante la costruzione della galleria che libererà la parte più cospicua del fronte mare”.Cercare di far passare un opera come propedeutica per il ponte quando in realtà col ponte centra proprio poco è una presa in giro, cercano ancora di fregarci. Ma la nostra risposta arriverà il 19 Dicembre con la manifestazione nazionale per dire no a questo scempio.

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Nov 2 2009

Passaparola – Una Repubblica fondata sul ricatto

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Nov 1 2009

L'inverno è alle porte e Berlusconi inizia a tremare!

Conseguenza della bocciatura del lodo Alfano è una nuova data per il processo a Silvio Berlusconi per l’accusa di corruzione nei confronti dell’avvocato inglese David Mills già condannato a 4 anni e 6 mesi proprio per corruzione. Questa data è fissata per il 27 novembre e Berlusconi trema, ha paura perchè se c’è un corrotto ACCUSATO, si dovrà NECESSARIAMENTE trovare un corruttore, e quel corruttore è proprio il Presidente del Consiglio, che nel frattempo dichiara “è tutta una mossa per fare cadere il mio Governo. Anche se sarò accusato non mi dimetterò.”
Intanto a Palermo la Corte d’Appello ritiene rilevanti e parole del pentito Gaspare Spatuzza e ne ammette la sua testimonianza in aula nella quale egli dichiarerà nuovamente che Berlusconi fu il terminale del collegamento tra mafia e stato nel periodo stragista dei primi anni 90.
Intanto i magistrati milanesi accelerano i procedimenti nei confronti del Presidente del Consiglio e questo è un altro elemento a fare paura a Berlusconi, infatti è nell’estate 2011 che, per l’ennesima, il reato andrebbe in prescrizione e lui la passerebbe liscia.
Intanto, sempre a Palermo, non è stata accettata l’audizione di Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco mafioso, perchè le sue dichiarazioni sono state ritenute contraddittorie.
È probabile a questo punto che la corte possa disporre nuovi accertamenti, tra cui un interrogatorio di Berlusconi a palazzo Chigi, già verificatosi nel 2003 e nel quale egli si avvalse della facoltà di non rispondere, come consigliato dai suoi legali.
La corte nei prossimi giorni deciderà luogo e data dell’interrogatorio di Spatuzza e successivamente stabilirà se citare a testimoniare anche i tre capimafia Cosimo Lo Nigro, Filippo Graviano e Giuseppe Graviano come sollecitato dai pm, testimoni, secondo le dichiarazioni di Spatuzza, dei suoi due colloqui con Berlusconi e Dell’Utri.

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Oct 27 2009

Passaparola 27 Ottobre – Sic Trans Gloria Marrazzo

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Oct 10 2009

Strage di Messina, strage annunciata e concorso di colpa

Cercare le colpe in una strage come quella di Messina in un tempo immediatamente dopo l’accaduto è sempre scorreto.
La polemica dovrebbe lasciare spazio alla solidarità ma purtroppo, non è sempre così.
Qual’è la motivazione che mi porta a scrivere questo?
Eccovi il titolo dell’articolo pubblicato qualche giorno fa da “Il Giornale”, quotidiano della famiglia Berlusconi: “Strage di Messina, la colpa è dell’eccessiva presenza dello Stato”.

Il Giornale

Il Giornale


Ancora una volta assistiamo ad un colossale e maestoso mascheramento della verità;
come se il popolo Italiano fosse un giudice da convincere della propria innocenza quando l’omicida, sporco di sangue tiene l’arma dell’omicidio in mano.
Ma chi ha le colpa in tutta qeusta faccenda?
Il concorso di colpa è enorme.
Prima di tutto la colpa è delle persone che, pur sapendo di non poter costruire in quelle zone, lo hanno fatto.
Se non è possibile costruire un motivo ci sarà!
Seconda colpa: le amministrazioni comunali.
Come fa un comune a non sorvegliare sul proprio territorio ed ha permettere che vengano edificate strutture di una certa dimensione?
Il lavoro di un’edificio non si finisce in poche ore, ma si potrae nel tempo, com’è possibile che nessuno si sia accorto di palazzi che venivano su col passare dei giorni?
La terza colpa è dei nostri governanti, ma non solo di quelli attuali, anche di qualcuno meno recente:
Bettino Craxi (Presidente del Consiglio nel 1985), Silvio Berlusconi (Presidente del Consiglio nel 1994 e nel 2003), Salvatore Cuffaro (Presidente della Regione Sicilia nel 2003) e Giuseppe Buzzanca (Sindaco di Messina dal 2003) i corresponsabili più o meno consapevoli del dissesto idrogeologico messinese ed italiano.
Fu, Bettino Craxi, durante il suo primo mandato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dal 1983 al 1986, ad ideare ed approvare il primo condono edilizio nel 1985.
Silvio Berlusconi, nel suo primo governo, ebbe il tempo (a un mese dalla sua caduta) di approvare la legge del 23 dicembre 1994 n. 724, che all’articolo 39 riproponeva un nuovo condono per gli abusi commessi dal 1985 al 1993.
Legge pressoché identica nei principi e nelle modalità quella approvata durante il secondo mandato, nel novembre 2003: legge 326/03, articolo 32.
Tutte e tre le leggi di sanatoria edilizia applicavano lo stesso principio: richiesta di condono da presentare attraverso una semplice autocertificazione del richiedente, da unire alle ricevute dei pagamenti effettuati a validazione della richiesta. Nient’altro.
I pochi vincoli che vietavano la presentazione della domanda (la costruzione in zone protette o su demanio pubblico e così via) venivano stabiliti in tutti i casi dalla legge. Tutte le richieste di sanatoria non in contrasto erano da ritenersi automaticamente accettabili.
Come se ciò non bastasse, se gli enti preposti alla valutazione delle richieste non avessero fornito una risposta definitiva entro un certo periodo fissato per legge, le domande di sanatoria divenivano, in base al principio del silenzio-assenso, accettate. Ed i pagamenti incassati.
Nell’aprile 2003, il Presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro, attuale senatore UDC, prima dell’entrata in vigore del provvedimento berlusconiano, redigeva un piano di applicazione del condono fiscale datato 1994, offrendo la possibilità di una perizia giurata sostitutiva alle varie procedure per l’approvazione che garantisse l’assenza di condanne penali per abusivismo del richiedente e gli avvenuti pagamenti.
Una firma e via.
Il 19 dicembre 2008 la giunta comunale di Messina, presieduta dal sindaco Giuseppe Buzzanca, deliberava la normativa comunale per l’applicazione delle sanatorie sugli abusi edilizi decise nel 1994 e nel 2003 dai due governi Berlusconi. Dallo stesso Comune viene definito come “snellimento delle pratiche per il condono”.
Con un ritardo di 5 anni, il Comune di Messina, a fronte di “una considerevole mole di lavoro” causata dall’ingente numero di domande presentate (frase presente nella delibera stessa) e del rischio di perdere gli oboli pagati dai richiedenti causa mancata approvazione (altra motivazione ufficiale), istituiva la normativa di gestione delle pratiche di condono.
Dal giugno 2008 ad oggi nessuna delibera del Comune di Messina si è occupata del rischio idrogeologico della città.
Il massimo della lotta comunale agli abusi è rappresentato dall’istituzione di un controllo a campione del 5% finalizzato a valutare la regolarità delle domande presentate, ma solo perché in conformità ad un obbligo istituito nel dicembre del 2000 dal governo Amato.
Nel nostro blog combattiamo la bugia e l’assurdo e un’articolo come quello di cui sopra non sarebbe mai dovuto essere neanche pensato.
In una regione dove la mafia c’è perchè sostituisce lo Stato e lo Stato, consapevo di tutto questo, annuisce perchè infondo le organizzazioni malavitose gli semplificano il lavoro non si può mai e in nessun caso parlare di presenza dello Stato!

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Oct 10 2009

Paolo Farinella, Lettera Aperta a Tarcisio Bertone

Paolo_Farinella,_prete 

Paolo Farinella è un Prete della Diocesi di Genova, laureato in Teologia Biblica e Scienze Bibliche e Archeologiche. Ha studiato lingue orientali all’Università di Gerusalemme: ebraico, aramaico, greco. I suoi ultimi libri: ” Bibbia, parole, segreti, misteri ” e ” Ritorno all’antica Messa “, sempre editore Gabrielli. Fra le varie Lettere Aperte che ha scritto vi propongo di seguito una delle ultime, fatti risalenti a Tre giorni fa.

IL PROTETTORE DEL PADRINO
Lettera aperta al cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano
di Paolo Farinella, prete

Sig. Cardinale,
Mercoledì 7 ottobre 2009 è stato un giorno memorabile e tragico. Memorabile perché una sentenza della Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il tentativo di Silvio Berlusconi, presidente del consiglio, corrotto e corruttore, di stravolgere lo stato di diritto, piegandolo ai suoi biechi e immorali interessi. Con il «Lodo Alfano», egli voleva la consacrazione costituzionale di essere l’«Unto di Dio» in terra. Che Berlusconi sia «unto» è fuori di ogni dubbio: unto di falsità, di immoralità, di corruzione, di furto, di evasione, di illegalità e di antidemocraticità. La sentenza della Corte, invece, ha restituito a noi cittadini comuni, l’orgoglio della dignità di appartenere ad una Repubblica, dove l’uguaglianza dei cittadini e la legalità sono ancora «principi non negoziabili». Con questa sentenza l’Italia è più forte e più libera.
Mercoledì 7 ottobre 2009, però, è stato anche un giorno tragico. Lei, sig. segretario di Stato Vaticano, nonostante la disapprovazione della Chiesa reale, ad ogni costo, ha voluto tagliare insieme a Berlusconi il nastro della mostra «Il Potere e la Grazia» a palazzo Venezia (ogni riferimento al passato è decisamente voluto). Che scena deprimente! Che spettacolo rozzo e indecoroso! Lei sapeva che «in quel giorno e in quelle ore», la Corte Suprema si sarebbe pronunciata e sapeva quali sarebbero state le reazioni di un uomo malato e fuori controllo (testimonianza della moglie), eppure non ha esitato ad aspettare e a rispettare la tempistica imposta da un giullare che da sempre ha identificato i suoi interessi con quelli del Paese.
Il presidente del consiglio, furibondo per non essere «più uguale degli altri», chiuso nel bunker insieme ai suoi disonorevoli dipendenti, sapendo che ormai non poteva sfruttare il tg1 minzoliniano, ormai fuori tempo massimo, ritarda volutamente l’apertura della mostra, costringendo lei ad aspettare i suoi comodi. Egli infatti varca la soglia di palazzo Grazioli, sede di meretricio istituzionale, nello stesso momento in cui inizia il tg4 di famiglia, consapevole che quelle primissime immagini avrebbero fatto il giro del mondo.
Come un cane, ferito all’improvviso, con uno stile da pescivendolo (con tutto il rispetto) più che da uomo di Stato, va all’attacco di tutti: lo tzunami della vergogna attraversa l’etere, una valanga di falsità e di fango schizza dappertutto: contro il Presidente della Repubblica, contro i Giudici Costituzionali (anche contro quei due con i quali ha condiviso una irrituale cena, prima della sentenza?), contro la guardia del corpo più alta di lui, contro la stampa, contro la televisione, contro la luna che si permetteva di sogghignare. Una scena invereconda.
«In quel giorno», il 7 ottobre 2009, la prudenza clericale e diplomatica avrebbe voluto che lei stesse defilato, magari in qualche cappella a pregare per la «serva Italia di dolore ostello / nave sanza nocchiere in gran in gran tempesta / non donna di provincie, ma bordello» (Dante, Purg. II, 6,76-78). Invece?… Invece, lei, sig. cardinale, stava lì, come un compare di nozze, accanto all’«utilizzatore finale» di prostitute a pagamento. Egli da solo ha calpestato tutti «i principi etici non negoziabili» con cui lei è solito pontificare; tutti i principi della dottrina sociale della Chiesa che ogni tanto lei rispolvera per darsi un contegno; tutti i valori etici per cui il Vaticano e la Cei avete anche organizzato una manifestazione di massa, il Family-Day, a cui ha partecipato anche il frequentatore di minorenni, divorziato e strenuo difensore della «famiglia», senza che nessuno lo accompagnasse in qualche strada adiacente; tutti i principi, i valori, le regole e il metodo che il papa predica e la Cei descrive nel documento «Educare alla legalità» (1991-2000), che avete abortito prima ancora che nascesse.
Tutto ha corrotto il Corruttore, anche le coscienza del popolo cattolico che, su vostra indicazione, lo vota in massa, senza nemmeno turarsi il naso. Lei stava lì come un protettore che mette il cappello sul proprio protetto, mandando un messaggio mediatico trasversale dentro e fuori i palazzi: Berlusconi è sotto la protezione del Vaticano e non si tocca, come lei aveva fatto con Giovanni Profiti, indagato a Genova e promosso a presidente dell’ospedale Bambino Gesù di Roma, di proprietà del Vaticano. Si direbbe che lei sia attratto dalla recidività: lei, infatti, va a braccetto di Berlusconi, nonostante sia corrotto, nonostante abbia corrotto, nonostante frequenti minorenni, nonostante favorisca e alimenti la prostituzione, nonostante sia evasore, nonostante sia piduista, nonostante sia Berlusconijad, nonostante abbia impoverito l’Italia dentro l’abbia umiliata fuori, all’estero, dove stampa ed economia chiedono a gran voce le dimissioni.
A lei, sig. cardinale, che gliene cale? L’importante è portare a casa, a costo zero, qualche legge che domani un altro governo eliminerà. Ah, la lungimiranza della diplomazia vaticana, un tempo mito ineguagliabile di accortezza serpentina, oggi ridotta a comparsa nel ridotto del berlusconismo, mito dell’anticristianesimo.

Il mondo ha visto che il presidente del consiglio, vergogna internazionale della Repubblica italiana, certo ormai del padrinaggio vaticano, ha osato dirle davanti a tutti che in quella mostra mancava un quadro: «quello di San Silvio da Arcore» e lei, con il sorriso di prassi (diplomaticamente ebete), è rimasto allampanato, incapace di infilargli una mano in bocca e strappargli la lingua. Lei annuiva, restando immobile, che è il top della diplomazia e della falsità proterva e bugiarda. Io non so se lei si sia reso conto del danno che ha provocato alla Chiesa universale e alla Chiesa che è in Italia in modo particolare.
Con la sua presenza «in quel giorno e a quell’ora», senza che Berlusconi ammettesse i suoi errori e chiedesse scusa agli Italiani e alle Italiane dei suoi comportamenti non privati, ma di presidente del consiglio in carica in luoghi protetti dal «segreto di Stato», lei ha posto la premessa formale per sette conseguenze inevitabili, che peseranno sulla sua coscienza e di cui dovrà rendere conto a quel Dio in cui dice di credere:

a) Lei ha avallato la tesi del presidente del consiglio che afferma di essere orgoglioso dei suoi comportamenti perché gli Italiani vogliono essere come lui. In questo modo lo propone a tutti come MODELLO. Lei insieme a Berlusconi, due giorni dopo una sentenza di un sovrano tribunale che lo giudica corruttore di giudici e nel giorno in cui la Corte Suprema lo spoglia della sua pretesa e mafiosa superiorità, rendendolo semplicemente cittadino tra i cittadini, autorizza tutti gli Italiani e le Italiane a imitarlo perché che altro significa la sua presenza se non la santificazione di un uomo perverso e del suo sistema d’impunità immorale?

b) Lei ha dato vigore e densità alla pazzia di un uomo che non esita a gettare la Nazione in una guerra civile pur di salvarsi da tutte le sue ignominie e dai tribunali, anche per fatti commessi prima che diventasse deputato e presidente del consiglio. Come nel 1929 fu solo il Vaticano a riconoscere il governo di Mussolini e la sua dittatura fascista, così nel 2009, esattamente dopo 80 anni, è ancora il Vaticano a togliere d’impiccio istituzionale un governo e un indegno presidente del consiglio condannato dal mondo intero.

c) Lei con questa sua presenza, «in quel giorno e in quelle condizioni», ha perso ogni dignità etica di parlare di mortalità e di spiritualità perché non ha esitato, sul modello della migliore tradizione mafiosa, a dire al mondo intero che un mafioso, amico dei mafiosi e protettore di mafiosi, corruttore, evasore (con tutto il resto), è protetto dalla Sacra Famiglia Vaticana. E’ possibile che lei rappresenti uno Stato estero, è impossibile che possa, anche per sbaglio, rappresentare la Chiesa di Cristo.

d) Lei con la sua presenza a quella mostra ha assolto di fatto Berlusconi, all’insegna del «siamo pratici, ovvia!», rinnegando anche le condizioni etiche e sacramentali che la Chiesa impone ai poveri diavoli. Lei ha disonorato tutti i credenti che faticano giorno per giorno a conciliare quello che voi dite con le difficoltà della vita. Forse abbiamo sbagliato interpretazione del vangelo e correggerlo con «i ricchi li avrete sempre con voi», al posto di «i poveri li avrete sempre con voi». Personalmente ritengo che lei, in coscienza, non possa celebrare la Messa senza commettere sacrilegio e vilipendio della dottrina cattolica.

e) Lei apparendo accanto all’Indecenza personificata, non solo ne diventa complice e coartefice, ma autorizza centinaia e centinaia di persone credenti e non credenti a diffidare di una gerarchia collusa con il potere e il malaffare, esortando i molti che sono sulla soglia, invitandoli a lasciare la Chiesa, sbattezzandosi come atto formale, unica arma di autodifesa nei vostri confronti che ascoltate solo il richiamo del corrotto potere.

f) Lei ha dato l’avallo ai giorni tristi che ci attendono perché l’uomo è senza coscienza di Stato.

g) Lei è colpevole se le offerte dell’8xmille diminuiranno ancora e deve sapere che ne è stato e ne è la causa efficiente. Da alcuni anni le offerte diminuiscono sempre di più e sulla mia strada incontro sempre più persone che dichiarano di firmare per altre realtà religiose, perché non vogliono essere complici di una clero e di una gerarchia che ha tradito il Vangelo.

Come prete di strada, come credente nel Gesù del Vangelo e come cittadino che ama il suo Paese, senza esserne schiavo, mi permetta di dirle con chiarezza: lei non mi rappresenta più (veramente non mi ha mai rappresentato, nemmeno quando era vescovo di Genova) e sono fiero di rifiutare e ripudiare il suo modello e quello che lei propone, proteggendolo: il berlusconismo che è l’indecenza che corrompe la nostra Nazione e corrode il nostro futuro. Intanto il territorio, dilapidato dai condoni edilizi, si frantuma, i precari, i licenziati, i tre milioni di poveri che vivono con 222,00 euro, gli sfrattati e gli immigrati uccisi, tutti in coro ringraziano anche lei che, ora con certezza, «sappiamo da che parte sta».

Con disistima,

Genova, 8 ottobre 2009

Paolo Farinella, prete

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