
Vignetta sul Ponte
Non si può parlare di ponte se non si parla di criminalità organizzata per non ripetere l’errore fatto con la Salerno – Reggio Calabria.
Il 40 per cento delle opere per il Ponte sullo Stretto potrebbe teoricamente alimentare i circuiti mafiosi
Lo afferma un studio secretato sull’impatto criminale del Ponte commissionato al Centro Studi Nomos del Gruppo Abele di Torino dall’Advisor della Società Stretto di Messina.
Benchè le conclusioni di questo studio siano state secretate dai committenti e dallo stesso governo, alcuni dei passaggi chiave sono stati rivelati in un articolo dello studioso Giovanni Colussi pubblicato dal settimanale Carta, ed in un saggio del sociologo Rocco Sciarrone sulla rivista Meridiana.
Il pericolo è reale e di grossa entità.
Il primo allarme viene lanciato con un comunicato Ansa del 22 aprile 1998. “La DIA – si legge – è preoccupata dalla grande attenzione della ‘ndrangheta e di Cosa Nostra per il progetto relativo alla realizzazione del ponte sullo Stretto”. “Appare chiaro – aggiunge la Direzione Investigativa Antimafia – che si tratta di interessi tali da giustificare uno sforzo inteso a sottrarre il più possibile l’area della provincia di Messina all’attenzione degli organismi giudiziari ed investigativi”.
Nel 2000 la DIA torna sull’argomento soffermandosi sulla ristrutturazione territoriale dei poteri criminali in Calabria e in Sicilia, il rapporto segnala come le ultime indagini hanno evidenziato che “le famiglie di vertice della ‘ndrangheta si sarebbero già da tempo attivate per addivenire ad una composizione degli opposti interessi che, superando le tradizionali rivalità, consenta di poter aggredire con maggiore efficacia le enormi capacità di spesa di cui le amministrazioni calabresi usufruiranno nel corso dei prossimi anni”. Sempre secondo la DIA lo organizzazioni malavitose si starebbero interessando innanzi tutto ai progetti di sviluppo da finanziare con i contributi comunitari previsti dal piano “Agenda 2000“ per le ‘aree depresse’ del Mezzogiorno, stimati per la sola provincia di Reggio Calabria in oltre cinque miliardi di euro nel periodo 2000-2006. “Altro terreno fertile ai fini della realizzazione di infiltrazioni mafiose nell’economia legale – aggiunge il rapporto della DIA – è rappresentato dal progetto di realizzazione del ponte sullo stretto di Messina, al quale sembrerebbero interessate sia le cosche siciliane che calabresi. Sul punto è possibile ipotizzare l’esistenza di intese fra Cosa nostra e ‘ndrangheta ai fini di una più efficace divisione dei potenziali profitti”.
Le due organizzazioni malavitose hanno già collegamenti fra di loro emersi in ambito giudiziario nella gestione dei grandi traffici di stupefacenti, tra malavitosi gravitanti nell’area catanese e personaggi di spicco della ‘ndrangheta appartenenti al clan Morabito di Africo Nuovo.
Con gli ultimi due rapporti semestrali del 2001 la Direzione Investigativa Antimafia aggiunge ulteriori dettagli ai pericolo. Quello che si evince è che gli investigatori sono preoccupati dall’organizzazione della ‘ndrangheta sorta dopo le guerre tra le cosche degli ultimi decenni, un’organizzazione criminale “vivacissima” nel settore del traffico internazionale di stupefacenti e con sempre maggiori possibilità di infiltrazione negli affari economico-imprenditoriali, anche grazie alla ridotta attenzione generale in tema di lotta alla mafia.
“Gli attuali standard organizzativi – si legge nella relazione della DIA – hanno consentito l’acquisizione di ingenti introiti finanziari in grado di sviluppare, accanto ai tradizionali business, attività di natura imprenditoriale, apparentemente lecite, che si presentano a costituire veicoli d’infiltrazione della malavita all’interno del sistema economico. Una siffatta strategia della ‘ndrangheta è quanto mai allarmante, soprattutto nell’attuale fase di sviluppo calabrese, nella quale al sistema imprenditoriale privato sono attribuite grandi responsabilità per il progresso dell’economia regionale, soprattutto nel quadro dei cospicui contributi comunitari per il piano pluriennale ‘Agenda 2000’ e con quelli, pure prossimi, relativi alla realizzazione del Ponte di Messina”.
Il rapporto continua affermando che “Le prospettive di guadagno che ne deriveranno non potranno non interessare le principali famiglie mafiose operanti in Calabria. Inoltre l’entità degli interessi per la costruzione del Ponte e la particolarità dell’opera, sono tali da far ritenere possibile un’intesa tra le famiglie reggine e Cosa Nostra, in vista di una gestione non conflittuale delle opportunità di profitto che ne deriveranno”.
Sempre secondo il rapporto della DIA, Cosa Nostra avrebbe il controllo su un elevato grado di controllo sull’imprenditoria, specialmente quella del settore edile, che gli permetterebbe di accedere a investimenti pubblici e quelli privati, “vuoi mediante l’estorsione pura e semplice, vuoi con la partecipazione diretta ai lavori”. “Con la conseguenza che una rilevante quota delle risorse investite viene sottratta alla realizzazione dell’opera, determinandone una esecuzione non rispondente ai criteri qualitativi stabiliti e la necessità di dare ricorso ad ulteriori e non previsti finanziamenti”. Uno scenario particolarmente preoccupante proprio perché affermatosi in prospettiva della “prossima realizzazione di una straordinaria serie di opere indispensabili per l’adeguamento delle strutture dell’isola agli standard nazionali ed europei” .
Della questione se ne sono anche occupati l’ex procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Salvatore Boemi, e il procuratore capo di Messina, Luigi Croce.
Boemi, alla trasmissione ‘Sciuscià’ di Michele Santoro nel febbraio 2001, afferma che “Il Ponte è il grande affare del terzo millennio per Sicilia e Calabria: se non se ne interessa la mafia, ne sarei sorpreso” e successivamente, al giornalista Mario Portanova, ha spiegato che “Il ponte sullo Stretto lo vogliono tutti, sarà un affare da 15 mila miliardi”.”Già fra la richiesta ‘ambientale’ e i subappalti, la mafia si appropria del 25 per cento dei soldi pubblici che arrivano in Calabria”.
Altrettanto polemico è risultato il Procuratore capo della Repubblica di Messina, Luigi Croce, che nel corso di un convegno organizzato dalla locale Associazione antiusura, ha denunciato i “contrastanti ed inquietanti” segnali inviati alla città dal mondo criminale: “È forse all’orizzonte, in vista anche della possibile costruzione del Ponte, un’alleanza ancor più stretta tra Cosa Nostra e ‘Ndrangheta che passa per la città dello Stretto, per cui la crisi delle organizzazioni locali potrebbe semplicemente aprire la strada a un’invasione da parte delle organizzazioni mafiose esogene”. Croce, in oltre, analogamente a Boemi denuncia un “generale rilassamento” della lotta alla criminalità, fattore che alimenterebbe nella provincia di Messina gli interessi dei gruppi mafiosi e dei settori dell’imprenditoria in rapporto con le cosche. “In alcuni casi hanno costituito una vera e propria ‘mafia bianca’, meno appariscente di quella dei Riina, dei Santapaola e, su scala più ridotta, degli Sparacio, ma non meno perniciosa per lo sviluppo della città”.
Sui tentativi d’infliltrazione della mafia sulle grandi opere infrastrutturali come il Ponte sullo Stretto, è recentemente intervenuta anche la Procura di Palermo attraverso il procuratore aggiunto Roberto Scarpiato. Le preoccupazioni sono state ascoltate dagli allora ministri del tesoro Vincenzo Visco e delle finanze Ottaviano del Turco. Riferendosi espressamente al Ponte sullo Stretto Visco ha richiesto che “i controlli e l’azione di prevenzione siano organizzati con grande attenzione, grande energia e grande decisione”. Del Turco, già presidente della Commissione parlamentare antimafia, ha commentato che il Ponte “deve riunire due realtà, quelle di Messina e Reggio Calabria, in cui ci sono stati fenomeni che hanno coinvolto la vita delle amministrazioni. E visto che la mafia si è occupata di tutti gli appalti anche di minima entità si può immaginare che non metta gli occhi su un appalto di 5-6 mila miliardi?” .
La questione qui è pericolosa perché se le due organizzazioni malavitose prendessero piede nella costruzione del ponte, la struttura potrebbe rimanere il più grosso progetto incompiuto della storia oppure, ancora peggio, i lavori arricchiranno talmente tanto le organizzazioni malavitose che per la Calabria e la Sicilia non ci sarà più scampo di uscire da questa morsa indegna!
Ma i veri governatori sono loro, mica lo Stato!
A domani.
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