Jan 16 2010

La corte dei conti blocca il progetto ponte


Siamo alle solite. Dopo grandi annunci fra immensi squilli di trombe e rulli di tamburi, il progetto ponte viene bloccato. La corte dei conti, nella giornata di ieri, ha chiesto al Governo e alla società “Stretto di Messina spa” di valutare costantemente i profili di fattibilità tecnica del ponte e di attualizzare le stime di traffico e la compatibilità ambientale dell’opera.
La Corte dei Conti ricorda che la spesa per l’opera, risultante dall’importo previsto nel progetto preliminare approvato nel 2003, ammonta a 4,68 miliardi di euro ma che nell’Allegato Infrastrutture al Dpef 2009/2013, l’importo per il ponte sullo Stretto di Messina, compreso tra gli interventi della Legge obiettivo da cantierare nel prossimo triennio, è indicato in 6,1 miliardi di euro (la stessa cifra è indicata nel Dpef 2010/2013).
Ricorda, in oltre, che le stime di traffico sono state formulate nel 2001 e “potrebbero verosimilmente non solo essere non più aggiornate ai tempi attuali, ma anche non coerenti con il quadro economico della sopraggiunta congiuntura economica”.
Sulla fattibilità, la Corte invita “ad adottare tutte le adeguate misure di approfondimento sul tema” e raccomanda inoltre all’Amministrazione di valutare attentamente le questioni ambientali “al fine di rendere compatibile l’intervento con le misure di tutela e protezione adottate nell’area”.
Questo mette ancora più in luce il grande bluff della “variante di Cannitello”, i cui cantieri sarebbero stati avviati, spacciandoli per i primi cantieri del ponte sullo stretto i cui cantieri, difatto, sono attualmente bloccati dalla Corte Dei Conti.

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Dec 26 2009

Manifestazione 19 Dicembre, fra sgomento e disinformazione


Dopo la lunga parentesi che gli scrittori di questo blog hanno avuto nell’organizzazione della manifestazione nazionale contro il ponte sullo stretto, aderendo a pieno alle rete no ponte, riprendiamo il nostro blog, avendo però informato, fin’ora, i nostri lettori attraverso il blog http://www.retenoponte.it/19dicembre2009 gestito anche da questa “redazione”.
Le vicende della manifestazione, forse, sono chiare a molti di voi, ma molti non sanno o non hanno ben capito di cosa si tratta. L’informazione comune, come è solita fare, è quasi riuscita a mettere a tacere gli avvenimenti o ne ha storpiato la natura.
Da organizzatori cerchiamo, qui, di spiegarvi gli eventi, i numeri e le conseguenze reali dei momenti del 19 Dicembre.
La mattina del 19, la macchina organizzativa è pronta ad accogliere i manifestanti a Villa San Giovanni.
Le prime notizie, alle 7.30 del mattina non promettono niente di buono.
Piove e treni e bus provenienti da nord sono bloccati a causa, gli uni per un’incidente sull’autostrada, gli altri per un morto sulla linea ferroviaria. Molti manifestanti rimangono bloccati ma poi arrivano quasi tutti a Villa San Giovanni. Alle 12.00 si parte.
Un corteo di 20000 persone (e non 30000 come qualcuno ha detto) sfila per le vie della cittadine destando meraviglia fra la gente che si affaccia nei balconi per fare foto a quella marea di persone mai viste a Villa San Giovanni. La partecipazione delle persone del luogo è bassa, bassisima. Perchè tutto questo?
Nei giorni precedenti il commissario prefettizio manda una lettera ai commercianti lasciando, a quest’ultimi libertà di apertura o chiusura degli esercizi pubblici in vista di migliaia di persone che si riverseranno nelle vie.
La gente inizia ad impaurirsi e, come se non bastasse la polizia municipale passa intimando la popolazione all’attenzione poichè a Villa, ci saranno i Black Block e i No Global.
Così la gente si barrica in casa in vista di questi “barbari” pronti a scendere dai lontani monti del nord a distruggere tutto!
Anche le forze dell’ordine si dispongono in assetto di guerra.
3000 agenti di Polizia (fra Polizia Municipale, anche di Polizie municipali di zone limitrofe, Polizia Ecozoofila, Carabinieri e sempli agenti di Polizia).
Si vedono sfilare camionette cariche di agenti in ogni angolo possibile.
Questi pericolosissimi sovversivi a Villa non ci sono e il corteo sfila per le vie della città intonando slogan, ballando e divertendosi. Il corteo è talmente composto e rispettoso, che per le vie non si vede la minima traccia del passaggio del corteo, nemmeno una bottiglia di birra!
Si arriva a Cannitello dove iniziano gli interventi dal palco. L’ultimo intervento, prima del concerto è affidato a Franco Nisticò, ex sindaco di Badolato e responsabile del Comitato per la statale 106 jonica.
Dopo un suo intervento abbastanza acceso, dopo avero consegnato il microfono al primo artista in scaletta, Nisticò si accascia sul palco. Dal palco si chiede l’intervento di un medico.
Fino a quindici minuti prima, nella piazza sostava un’ambulanza della protezione civile e ora?
Dov’è quell’ambulanza? Se n’è andata?! E’ perchè?
Tre medici presenti fra il pubblico salgono sul palco e, insieme a qualche ragazzo della rete no ponte, prestano i primi soccorsi a Franco.
Massaggio cardiaco e respirazione Bocca bocca è quello che possono fare.
In questo fragente i ragazzi del servizio d’ordine si collocano attorno a Franco, trattenendo la gente ad una certa distanza per agevolare i soccorsi, e attorno alla camionetta sanitaria della Polizia che intanto giungeva sul posto.
Dal palco chiedono del materiale sanitario a degli agenti di Polizia che non sanno neanche di cosa si parla.
La camionetta è sprovvista di tutto, anche di personale paramedico.
Dopo ventiminuti Franco viene caricato in barella, caricato sulla camionetta e portato all’ospedale di Reggio Calabria. Il fatto lascia la piazza pietrificata!
Qualcuno trasforma il suo sgomento in rabbia così una trentina di manifestanti si lanciano contro le forze dell’ordine che battono in ritirata.
Il servizio d’ordine della Rete No Ponte (e non il cordone dei Carabinieri come qualcuno ha detto e scritto) si lancia davanti ai manifestanti inferociti e blocca qualsiasi tipo di scontro.
La gente è infuriata. Come può morire una persona su un palco perchè non c’è un’adeguato sistema sanitario?
Sono stati bravi a blindare la Città con elicotteri motonavi gommoni, 3000 agenti di polizia e c’era solo un’ambulanza che, per giunta, alle 15 a levato le tende per un non chiaro motivo.
I manifestanti vengono intimati alla calma e infatti tutto viene scongiurato.
La rete no ponte, a questo punto, decide di sciogliere la manifestazione per due motivi particolari: La morte di Franco Nisticò e perchè non si è in grado di salvaguardare l’assistenza sanitaria dovuta a tutti i manifestanti.
Quello a cui abbiamo assistito nei giorni successivi è come un copione che si ripete ogni volta che succedono queste cose: Il commissario prefettizio e il prefetto riversano la colpa al 118 e il 118 riversa la colpa al commissario prefettizio e prefetto. Intanto la verità salterà fuori nelle aule di tribunale perchè la famiglia del povero Franco ha chiesto, legalmente e col supporto della rete no ponte, che sia fatta luce sull’accaduto.
Lo sgomento e il dispiacere, a questo punto, lascia spazio alle parole.

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Nov 19 2009

PoNTI DI VISTA – I giovani si confrontano sul futuro della città

Il cammino di quest’anno dell’Azione Cattolica Italiana, scandito da alcuni passi del vangelo di Luca, intende porre l’attenzione sul tema dell’accoglienza, intesa come capacità di dar vita a relazioni sociali, fraterne e solidali. Il percorso annuale, dunque, aiuta ad interrogarsi sulla qualità delle relazioni, con se stessi e con gli altri, nella Chiesa e nel territorio, volgendo lo sguardo alle “relazioni più ampie”, quelle che noi tutti siamo chiamati a coltivare in quanto cittadini del mondo.

E’ in quest’ottica che i GIOVANI dell’Azione Cattolica di Maria SS. del Rosario di Villa San Giovanni (RC) propongono una serie di “incontri aperti” a tutti i giovani della città.

In particolare il primo incontro proporrà una riflessione e un confronto sulla costruzione del Ponte sullo Stretto. E’ da tempo infatti che sentiamo forte il bisogno nostro e dei giovani della città di informarsi, di “saperne di più”, di interrogarsi e di farsi un’opinione su questo tema diventato improvvisamente attuale dopo l’annuncio del Ministro dei Trasporti Altero Matteoli della “prima pietra” del Ponte sullo Stretto giorno 23 dicembre.

Grazie agli interventi del prof. Enrico Costa (Professore Ordinario di Urbanistica, Università Mediterranea di Reggio Calabria) e del prof. Antonino Vitetta (Professore Associato di Ingegneria dei Trasporti, Università Mediterranea di Reggio Calabria) avremo, dunque, un’occasione significativa per dialogare e porci delle domande sulla costruzione di un’opera che inciderà, positivamente o negativamente, sul futuro della nostra città.

Pertanto siamo lieti di invitare tutti i giovani cittadini a partecipare all’”incontro aperto” che si terrà martedì 24 novembre 2009 alle ore 19:00 presso il salone della Parrocchia di Maria SS. del Rosario dal titolo “P0NTI DI VISTA – I giovani si confrontano sul futuro della città”.

PROGRAMMA

19:00 Accoglienza e registrazione dei partecipanti
19:15 Presentazione del ciclo di “incontri aperti” a cura del Presidente parrocchiale dell’AC
19:25 Introduzione al tema
19:30 Intervento del prof. Enrico Costa
19:45 Intervento del prof. Antonino Vitetta
20:00 Question Time
21:00 Conclusioni

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Nov 14 2009

23 Dicembre: Silvio Berlusconi a Villa San Giovanni


In questi giorni, oltre a dibattere sulla questione ponte, si è discusso molto su cosa avverrà il 23 Dicembre.
C’è chi dice che non avverrà proprio niente, c’è chi dice che si darà l’inizio ai lavori della variante di Cannitello (e non al Ponte Sullo Stretto) nel silenzio più totale, c’è chi sostiene che Berlusconi mandi i suoi scagnozzi ad avviare il tutto e c’è chi sostiene che verrà lui in persona.
Pare che questi ultimi avessero ragione.
Fonti autorevoli, infatti, confermano che sia già stata segnalata, alla Prefettura di Villa San Giovanni, la presenza, il 23 Dicembre, di Silvio Berlusconi a dare il via ai lavori.
La cosa non deve preoccupare affatto i lettori.
La sua presenza non cambia niente anzi è presagio di ottimismo (forse perché porta bene).
Infatti, se avvia i lavori del ponte come ha avviato il Termovalorizzatore di Acerra, possiamo dormire sonni tranquilli!

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Nov 9 2009

19 Dicembre: No Ponte Day ecco la piattaforma

Eccovi la piattaforma della manifestazione nazionale contro il ponte sullo stretto programmata per il 19 Dicembre prossimo.

19 DICEMBRE 2009– VILLA SAN GIOVANNI – MANIFESTAZIONE NAZIONALE

FERMIAMO I CANTIERI DEL PONTE
LOTTIAMO PER LE VERE PRIORITA’

Mai come in questi ultimi tempi la Calabria e la Sicilia sono state oggetto
di attenzione dei media, e non solo a causa delle organizzazioni criminali
che continuano a imperversare, grazie anche alle connivenze con le
istituzioni locali e nazionali: ad attirare l’interesse
dell’informazione, nazionale ed internazionale, è la tremenda serie di
disastri “ambientali” provocati da scelte dissennate, imposte a territori
fragili geologicamente ed economicamente.
Così a Giampilieri e a Scaletta Zanclea le forti precipitazioni hanno
causato devastazioni e morti che si sarebbero potuti evitare se solo si
fosse dato ascolto a chi da anni lancia l’allarme riguardo al rischio
idrogeologico.
In Calabria finalmente è evidente e manifesto quanto abbiamo sempre detto:
che nei mari e nelle montagne calabresi la ‘ndrangheta ha seppellito
rifiuti tossici e nucleari per lucrare sullo smaltimento delle scorie
scomode.
Ad Amantea il 24 ottobre si è visto come i calabresi abbiano acquisito la
consapevolezza di vivere su terreni avvelenati. E non basta il maldestro
tentativo della Prestigiacomo, che nega la presenza di navi con rifiuti
tossici lungo le coste calabresi per convincerci: troppi tumori anomali,
troppe morti di cancro inammissibili.

Tutto questo si inserisce in un panorama politico in cui la messa in
sicurezza del territorio non è nelle agende istituzionali, in cui l’A3
SA-RC continua ad essere un cantiere da decenni, i collegamenti su rotaie e
via mare sempre più disagiati.
I beni comuni e l’interesse collettivo sono oggetto, per le istituzioni, di
affari illeciti e trasversali. Così l’acqua, la viabilità, la qualità
della vita.
In nome della crisi, da una parte si privatizza e si taglia, aumentando i
disagi per i cittadini ed ingrossando le fila di precari e disoccupati,
dall’altra si investe in opere che poco hanno d’interesse pubblico.

Il Governo nazionale continua a riproporre il Ponte sullo Stretto come
priorità, annunciando addirittura la posa della prima pietra di un’opera
di cui non solo non esiste ancora un progetto definitivo, ma nemmeno una
valutazione accurata dell’elevato rischio sismico di un’area dove sono
presenti numerose faglie più o meno profonde, distribuite in tutte le
direzioni.
La Regione Calabria, contraddicendo le pur deboli posizioni contro
quest’opera inutile e dannosa, continua a finanziare la Stretto di Messina
SpA, che è ormai chiaro a tutti come sia un carrozzone mangia-soldi che
ridistribuisce risorse pubbliche sotto forma di consulenze,
sponsorizzazioni e spese parassitarie per alimentare le ben oleate
clientele del sistema di potere locale e nazionale.
Pur apprezzando le dichiarazioni pubbliche della Giunta regionale della
Calabria, che ha definito il ponte un’opera non prioritaria, la rete
NO-PONTE ritiene indispensabile che la Regione Calabria debba ritirare la
propria partecipazione alla Stretto di Messina SpA come segnale evidente di
una valutazione negativa nei confronti della realizzazione dell’opera.

Il movimento calabrese e siciliano contro la costruzione del ponte sullo
Stretto, che in questi anni è confluito nella Rete NO PONTE, ha ribadito
più volte, negli anni di contrapposizione e di denuncia contro questo
affare, che il ponte non serve ai territori e ai cittadini calabresi e
siciliani.
E’ indispensabile, per questi territori e per chi ci abita, che i fondi che
sia lo Stato sia le Regioni Calabria e Sicilia destinano al ponte siano
invece impiegati per le opere di messa in sicurezza, riparando alle
devastazioni “umane” dell’ambiente che sono la causa dei dissesti
idrogeologici, ripulendo il mare e i territori in cui le organizzazioni
criminali hanno occultato le scorie tossiche e radioattive.
E’ indispensabile anche dotare queste aree di collegamenti, via terra con
strade e ferrovie, e via mare puntando sull’ammodernamento e il
potenziamento delle flotte esistenti, nonché l’implementazione di un
efficiente sistema trasportistico integrato.
E’ fondamentale soprattutto, oltre assicurare il diritto alla vita della
popolazione, che venga garantito il bisogno di ognuno di pensare e
progettare un futuro, individuale e collettivo. E che questo futuro sia
supportato da progettualità compatibili con le reali vocazioni delle
comunità, per le quali il lavoro sia principalmente orientato alla cura,
al recupero ed alla valorizzazione delle risorse del bene comune
territorio.

Questo documento nasce dalla necessità di rendere partecipi le realtà
politiche e associative calabresi e siciliane del lavoro e delle attività
svolti dal movimento sulle due sponde regionali, e dell’elaborazione
politica che ha prodotto, confrontandosi con movimenti di lotta e con le
popolazioni di altri territori nazionali ed europei, accomunati tra loro
dalla stessa mobilitazione e resistenza a politiche calate dall’alto e
devastanti per i territori, in cui gli unici soggetti garantiti sono le
lobbies economiche e finanziarie e i poteri trasversali forti.

La Rete NO PONTE sta quindi preparando, per il 19 dicembre, una
manifestazione nazionale a Villa San Giovanni, per la quale ha già
raccolto l’interesse e le adesioni di movimenti di resistenza di altri
territori. L’organizzazione di questo evento è un percorso, con più
tappe di sensibilizzazione e di coinvolgimento delle popolazioni
direttamente interessate, con numerosi momenti di confronto e di
informazione a tutti i livelli.

Nel futuro che noi sogniamo non è previsto il ponte! Dobbiamo fermare i
cantieri e lottare affinché vengano affrontate le vere emergenze di questi
territori!
Facciamo appello a tutte le forze sociali, ai movimenti, alle comunità
resistenti, ai comitati ed alle realtà di base, alle reti nazionali,
all’associazionismo, al mondo del lavoro, ai precari, ai disoccupati, al
mondo studentesco, a tutte e tutti, di rafforzare questa battaglia di
dignità e costruire insieme questa mobilitazione.

Vi ricordo che i membri di questo blog sono parte attiva dell’organizzazione di questa manifestazione.
Per cu, per domande,consigli o quant’altro fate pure.
A presto.

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Nov 6 2009

Ponte sullo stretto: dal Cipe il via alla progettazione

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Il cipe , riunito stamattina a palazzo Chigi, ha dato il via libera a un pacchetto di 17,8 miliardi per le infrastrutture.
Tra le opere elencate compare in cima alla lista in termini di spesa il Ponte Sullo Stretto.
Il costo totale dell’opera è di circa 6,1 miliardi e le risorse che il Cipe doveva varare e che hanno ottenuto l’ok sono pari a 1,3 miliardi (il resto è da ricercare sul mercato finanziario).
Via libera anche alla procedura degli aumenti delle tariffe aeroportuali, (già tra le più alte d’Europa) che scatteranno dal primo gennaio 2010 e per i quali il Comitato interministeriale tornerà a riunirsi entro la fine dell’anno per rendere esecutivi gli aumenti. La concessione degli aumenti, secondo il Cipe, è legata agli investimenti per i rafforzamenti degli scali.
“E’ un progetto che ritengo strategico per l’intero Mezzogiorno” ha commentato il presidente del Senato Renato Schifani.
Secondo il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli “si tratta di un’altra tappa fondamentale dell’azione del Governo tesa a far ripartire l’infrastrutturazione del Paese e per colmare il grave ritardo accumulato negli anni. Quelle approvate sono opere pronte per essere appaltate”.
E’ opportuno sottolineare, a questo punto, ciò che scrissero gli Advisor nominati dal Ministero dei Lavori Pubblici nel 2000:
“Per l’ambito regionale intermedio, e a maggior ragione rispetto all’ambito ristretto, il Ponte – così come le alternative – non è in grado, da solo, di attivare lo sviluppo economico e l’integrazione delle aree considerate. All’interno di uno scenario di bassa crescita si perviene così ad una valutazione di staticità – nessun effetto differenziale rispetto alla situazione senza Ponte, tranne un moderato effetto di attrazione turistica direttamente connesso al ‘manufatto’ Ponte e un positivo impatto macro-istituzionale.
Se l’economia non cresce ad un tasso robusto – ma specialmente, se le politiche per il Mezzogiorno non avranno successo (PSM e POR regionali) – i benefici attesi del Ponte diminuiscono drasticamente.
Lo scenario a regime risulta in larga misura indistinguibile da quello del non intervento”.

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Nov 4 2009

Ponte: prima pietra il 23 Dicembre? Ci stanno prendendo in giro


“I lavori del Ponte sullo Stretto di Messina inizieranno il 23 dicembre di quest’anno e termineranno nel 2016”. Lo afferma Altero Matteoli intervenendo a SkyTg 24. A confermare tutto arriva la dichiarazione di Pietro Ciucci, presidente dell’A.N.A.S. S.p.a.: “Il 23 dicembre metteremo la prima pietra simbolica alla realizzazione del Ponte. E’ un primo segnale di partenza del progetto, senza alcuna demagogia. Tutte le opere infrastrutturali, da che mondo è mondo, iniziano eliminando le interferenze. La realizzazione della variante di Cannitello è una delle opere propedeutiche alla realizzazione del Ponte, progettata cinque anni fa proprio nell’ottica della costruzione del collegamento sullo Stretto. Ed è solo la prima tappa del progetto-Ponte, che farà altri passi avanti nei primissimi mesi del 2010 con i primi lavori nel versante Siculo: il raddoppio della “Strada Panoramica” che collega Faro Superiore a Messina e la realizzazione degli svincoli di Curcuraci, Giostra e Annunziata”.La dichiarazione di Ciucci mette in luce una cosa fondamentale: Ci stanno prendendo ancora in giro.
Infatti la variante di Cannitello è un’opera di interramento del tracciato ferroviario calabrese in prossimità di Villa S. Giovanni il cui progetto è stato approvato dal CIPE nel marzo del 2006, dissociandolo esplicitamente dello stesso Ministero delle Infrastrutture dal progetto del ponte.
La “variante Cannitello”, infatti, è la prima fase di un più ampio progetto di miglioramento ambientale per la costa calabrese, rientrando nel disegno di interramento del tracciato ferroviario definito “Variante finale alla linea storica in località Cannitello”.
Nella delibera di approvazione della suddetta variante si legge:
“la Regione Calabria, con nota consegnata nella seduta del 22 marzo 2006, si è espressa favorevolmente in merito alla realizzazione della “variante di Cannitello” subordinatamente alla condizione che l’opera non sia condizione essenziale alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina ma serva soltanto a migliorare ed implementare il sistema della rete ferroviaria regionale”.
Il Ministero delle Infrastrutture presenta il progetto “come intervento finalizzato a migliorare ed implementare il sistema della rete ferroviaria regionale e sottolineando che la variante rappresenta la 1^ fase delle opere atte a consentire la continuità dell’esercizio ferroviario durante la costruzione della galleria che libererà la parte più cospicua del fronte mare”.Cercare di far passare un opera come propedeutica per il ponte quando in realtà col ponte centra proprio poco è una presa in giro, cercano ancora di fregarci. Ma la nostra risposta arriverà il 19 Dicembre con la manifestazione nazionale per dire no a questo scempio.

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Oct 25 2009

Ponte n. 5 – Le alternative

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Come detto nei miei precedenti post, il ponte costerà ben 6 miliardi di Euro.
Arrivati a questo punto analizziamo le alternative al ponte.
Vedremo sia un’alternativa al ponte, sia qualche alternativa di investimento dei fondi.
L’alternativa trasportistica è semplice: migliorare il trasporto navale.
Attualmente il servizio espletato da ditte private (nettamente migliore rispetto al servizio offerto dalle Ferrovie Dello Stato) per il traghettamento di mezzi gommati è di una nave ogni quaranta minuti nell ore diurne e di una nave ogni ora nelle ore notturne. Il tempo di traversata è di venti minuti e, ovviamente, il tempo di attesa medio per imbarcarsi è di circa venti minuti.
Il problema più complesso è nel traghettamento dei treni.
Attualmente il tempo di carico e scarico di un treno su una nave è effettivamente eccessivo e il stistema insicuro.
Prima di essere caricato il treno deve essere scorporato in diverse parti ognua delle quali viene agganciato ad un manovratore e caricata, con molta cautela sulla nave.
Una volta attraversato lo stretto deve essere scaricato sempre con molta cautela ricomposto (ciò comporta la perdita di tempo per la necessaria verifica che segue alla composizione) e poi può ripartire.
Insomma lo stato si è impegnato tanto in questi anni e progettare una struttura impossibile, tralasciando, difatto, il reale miglioramento dei servizi di trasporto.
Eccovi un possibile “riforma” de traghettamento per migliorare del 70% il servizio attuale.
Innanzitutto la suddivisione del servizio fra Ferrovie dello Stato ed Anziende private per tipologia di veicolo.
Le Ferrovie dello Stato potrebbero concentrarsi sul trasporto dei treni e dei passeggeri che rappresentano l’anello debole della catena.
Le ditte private, che si potrebbero occupare del servizio gommato, dovrebbero ripristinare il trasporto ogni venti minuti, effettuare il traghettamento a Tremestieri per i veicoli (sia mezzi pesanti che leggeri) che intendono proseguire il loro viaggio in autostrada ed effettuare il traghettamento ai loro storici attracchi per i veicoli che intendono inserirsi nel circuito cittadino.
A Villa San Giovanni, invece, dovrebbe essere aperto il famoso cancello di ingresso agli imbarchi delle Ferrovie attraversando il quale, i mezzi potrebbero imboccare l’autostrada o imbarcarsi evitando spiacevoli code nel circuito cittadino mentre per gli inserimento nel circuto cittadino si potrebbe pensare un piccolo allaccio con Via Riviera.
Ma veniamo alle Ferrovie dello stato e quindi ai treni.
Il sistema va rivisto totalmente, la flotta navale deve poter accogliere l’intero treno (locomotore incluso).
e il carico deve avvenire più rapidamente.
Una delle ipotesi più accreditate per il miglioramento del sistema di carico consiste nel creare una piattaforma gommata motorizzata che, collegandosi ai binari, possa ospitare il treno. La piattaforma, una volta caricato il treno, si imbarca. Una volta in Sicilia, la piattaforma va a ricollocarsi collegandosi con i binari e il treno riprende la sua corsa.
Per il trasporto passeggeri, invece, il trasporto attraverso l’aliscafo si è rivelato negli anni efficiente ma troppo spesso male organizzato.
Gli aliscafi, partenti da Villa San Giovanni, potrebbero seguire due rotte. Un diretta al porto e una diretta agli attuali attracchi della Caronte. Questi accorgimenti che costerebbero di gran lunga meno di 6 miliardi di Euro darebbero realmente la possibilità di avvicinare le due Regioni.
Ma andiamo a vedere come si potrebbero investire meglio i finanziamenti per il ponte.
La prima fra tutte la costruzione sarebbe il completamento di tutte le infrastrutture viarie delle due regioni: autostrade, superstrade, tangenziali, già più volte programmate e ravvisate indispensabili (a questo dovrebbe seguire una serrata indagine atta a scoprire e condannare le infiltrazioni di organizzazioni di stampo mafioso dei lavori pubblici).
Attivazione del desalinatore di Reggio Calabria e costruzione o completamento delle reti idriche Siciliane.
Ripartizione economiche sottoforma di incentivi alla popolazione per la restrutturazione di edifici privi di standard anti sismici.
Migliorare i collegamenti fra vari centri abitati isolati.
Ma una delle cose più importanti che potrebbe essere sviluppata con tali fondi potrebbe essere la costruzione di numerose centrali idroelettriche marine o eoliche essendo, lo stretto, uno dei migliori luoghi al mondo per produrre energia con tali tecnologie!
Tutto ciò viene affossato per le semplici megalomanie di qualche governatore.
A domani.

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Oct 21 2009

Ponte n. 4 – Lavoro, Sviluppo, Agevolazione dei trasporti: vantaggi reali?

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Qualche utente del blog (che io ringrazio per la risposta perché solo con dibattiti costruttivi si può andare avanti) ha postato una risposta all’articolo “Ponte n. 2 – Impatto Ambiantale” in cui tirava in causa, come vantaggio del ponte, la possibilità di creare nuovi posti di lavoro.
Eccovi, quindi, il resoconto e la potenzialità di creare nuovi posti di lavoro da perte della mega struttura.
Partiamo dal famoso studio degli Advisor del 2000 nei quali si fa riferimento alle previsioni di occupazionali che, si legge, non hanno carattere strutturale e permanente, in quanto si tratta di un beneficio destinato a durare per soli 9 anni, ossia il tempo stimato per la realizzazione del Ponte.
Interessante, a questo punto, è guardare le possibilità di crescita col solo potenziamento del servizio navale. Infatti, sempre secondo l’Advisor, la scelta di puntare al potenziamento dei servizi di traghettamento comporterebbe un positivo impatto occupazionale permanente, valutato dallo stesso Advisor in circa 320 addetti in più rispetto alla situazione annuale e “più 1.086 (circa) rispetto allo scenario Ponte”.
Un altro aspetto del ponte, che viene spesso utilizzato come cavallo di battaglia è quello della potenzialità della mega-csotruzione di portare sviluppo.
A tal proposito scrive l’Advisor:
“Per l’ambito regionale intermedio, e a maggior ragione rispetto all’ambito ristretto, il Ponte – così come le alternative – non è in grado, da solo, di attivare lo sviluppo economico e l’integrazione delle aree considerate. All’interno di uno scenario di bassa crescita si perviene così ad una valutazione di staticità – nessun effetto differenziale rispetto alla situazione senza Ponte, tranne un moderato effetto di attrazione turistica direttamente connesso al ‘manufatto’ Ponte e un positivo impatto macro-istituzionale.
Se l’economia non cresce ad un tasso robusto – ma specialmente, se le politiche per il Mezzogiorno non avranno successo (PSM e POR regionali) – i benefici attesi del Ponte diminuiscono drasticamente.
Lo scenario a regime risulta in larga misura indistinguibile da quello del non intervento”.
Vi ricordiamo che gli Advisor sono stati nominati dal Ministero dei Lavori Pubblici nel 2000.
Insomma da ciò scritto si evince che il Ponte non può, in alcun modo contribuire da solo allo sviluppo senza un piano generale che attivi l’atrofizzata economia del Mezzogiorno.
Il rischio, ancora una volta, è di dar vita ad una cattedrale nel deserto, insostenibile dal punto di vista finanziario basti pensare al Ponte di Øresund che collega Svezia e Danimarca e che, purtroppo, si è rivelato sviluppare un’introito inferiore di circa 1/3 rispetto le aspettative annuali, mancanze colmante dai due stati.
Il terzo ed ultimo aspetto da curare è la presunta agevolazione trasportistica del ponte.
Secondo la relazione della Commissione del Consiglio comunale di Messina sulla sostenibilità sociale la percorrenza stradale per accedere all’infrastruttura aumenterà di 20 chilometri e i tempi delle operazioni di transito dello Stretto di Messina si ridurranno di soli 10 minuti rispetto al traghettamento:
Ecco cosa riportato sulla relazione:“Poiché il Ponte si raccorda con la rete autostradale all’altezza dello svincolo di Messina-Boccetta (per i veicoli provenienti da Catania) e di Messina-Giostra (per i veicoli di provenienza da Palermo), sul versante siciliano, mentre sul versante calabrese l’innesto con la A-3 avviene all’altezza dello svincolo di S. Trada, l’aggravio di percorrenze legato all’utilizzo del Ponte da parte delle autovetture sarebbe di oltre 20 km (‘solo’ 8 quello erroneamente conteggiato in sede progettuale).
Per il traffico pesante l’aggravio per gli automezzi provenienti da Palermo è stimabile in circa 5 km, ma per i mezzi provenienti da Catania l’aggravio di percorrenza è di circa 19 km (il quadruplo di quanto indicato dal S.I.A. del Ponte)”.
Oltre tutto questo, ci sono le dichiarazioni di Remo Calzona. Al dipartimento di ingegneria
strutturale e geotecnica della Sapienza di Roma. Ingegnere che ha effettuato decine di sopralluoghi nell’area dello stretto. Figura a cui prima l’Anas
(1986) poi il governo (2002) hanno affidato la presidenza del comitato
tecnico-scientifico per la verifica della fattibilità della grandiosa
opera del Ponte sullo Stretto.
Ecco cosa afferma:
“La soluzione progettuale mi appare oggi assai costosa e per nulla immune
da crisi strutturali”.
In Danimarca il ponte sullo Storebelt ha patìto il fenomeno del
cosiddetto galopping. Il nastro d’asfalto si è andato deformando,
tecnicamente è una deformazione ortogonale alla direzione del vento”.
“Una deformazione, dovuta al fluido dinamico che impone
di bloccare per motivi di sicurezza il passaggio di cose e persone. Ma il
ponte si realizza proprio per permettere il transito ininterrotto”.
Alla domanda di quantificare in giorni l’inagibilità del ponte Calzona risponde: “Anche cento giorni all’anno”.
Quindi potrà anche accadere che i mezzi trovino il Ponte intransitabile ben cento giorni su trecentosessantacinque.
Finiremo tutti sulle montagne russe, disoccupati, e senza una lira!

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Oct 19 2009

Ponte n.3 – Ponte e criminalità organizzata, la gallina dalle uova d'oro

Vignetta sul Ponte

Vignetta sul Ponte

Non si può parlare di ponte se non si parla di criminalità organizzata per non ripetere l’errore fatto con la Salerno – Reggio Calabria.
Il 40 per cento delle opere per il Ponte sullo Stretto potrebbe teoricamente alimentare i circuiti mafiosi
Lo afferma un studio secretato sull’impatto criminale del Ponte commissionato al Centro Studi Nomos del Gruppo Abele di Torino dall’Advisor della Società Stretto di Messina.
Benchè le conclusioni di questo studio siano state secretate dai committenti e dallo stesso governo, alcuni dei passaggi chiave sono stati rivelati in un articolo dello studioso Giovanni Colussi pubblicato dal settimanale Carta, ed in un saggio del sociologo Rocco Sciarrone sulla rivista Meridiana.
Il pericolo è reale e di grossa entità.
Il primo allarme viene lanciato con un comunicato Ansa del 22 aprile 1998. “La DIA – si legge – è preoccupata dalla grande attenzione della ‘ndrangheta e di Cosa Nostra per il progetto relativo alla realizzazione del ponte sullo Stretto”. “Appare chiaro – aggiunge la Direzione Investigativa Antimafia – che si tratta di interessi tali da giustificare uno sforzo inteso a sottrarre il più possibile l’area della provincia di Messina all’attenzione degli organismi giudiziari ed investigativi”.
Nel 2000 la DIA torna sull’argomento soffermandosi sulla ristrutturazione territoriale dei poteri criminali in Calabria e in Sicilia, il rapporto segnala come le ultime indagini hanno evidenziato che “le famiglie di vertice della ‘ndrangheta si sarebbero già da tempo attivate per addivenire ad una composizione degli opposti interessi che, superando le tradizionali rivalità, consenta di poter aggredire con maggiore efficacia le enormi capacità di spesa di cui le amministrazioni calabresi usufruiranno nel corso dei prossimi anni”. Sempre secondo la DIA lo organizzazioni malavitose si starebbero interessando innanzi tutto ai progetti di sviluppo da finanziare con i contributi comunitari previsti dal piano “Agenda 2000“ per le ‘aree depresse’ del Mezzogiorno, stimati per la sola provincia di Reggio Calabria in oltre cinque miliardi di euro nel periodo 2000-2006. “Altro terreno fertile ai fini della realizzazione di infiltrazioni mafiose nell’economia legale – aggiunge il rapporto della DIA – è rappresentato dal progetto di realizzazione del ponte sullo stretto di Messina, al quale sembrerebbero interessate sia le cosche siciliane che calabresi. Sul punto è possibile ipotizzare l’esistenza di intese fra Cosa nostra e ‘ndrangheta ai fini di una più efficace divisione dei potenziali profitti”.
Le due organizzazioni malavitose hanno già collegamenti fra di loro emersi in ambito giudiziario nella gestione dei grandi traffici di stupefacenti, tra malavitosi gravitanti nell’area catanese e personaggi di spicco della ‘ndrangheta appartenenti al clan Morabito di Africo Nuovo.
Con gli ultimi due rapporti semestrali del 2001 la Direzione Investigativa Antimafia aggiunge ulteriori dettagli ai pericolo. Quello che si evince è che gli investigatori sono preoccupati dall’organizzazione della ‘ndrangheta sorta dopo le guerre tra le cosche degli ultimi decenni, un’organizzazione criminale “vivacissima” nel settore del traffico internazionale di stupefacenti e con sempre maggiori possibilità di infiltrazione negli affari economico-imprenditoriali, anche grazie alla ridotta attenzione generale in tema di lotta alla mafia.
“Gli attuali standard organizzativi – si legge nella relazione della DIA – hanno consentito l’acquisizione di ingenti introiti finanziari in grado di sviluppare, accanto ai tradizionali business, attività di natura imprenditoriale, apparentemente lecite, che si presentano a costituire veicoli d’infiltrazione della malavita all’interno del sistema economico. Una siffatta strategia della ‘ndrangheta è quanto mai allarmante, soprattutto nell’attuale fase di sviluppo calabrese, nella quale al sistema imprenditoriale privato sono attribuite grandi responsabilità per il progresso dell’economia regionale, soprattutto nel quadro dei cospicui contributi comunitari per il piano pluriennale ‘Agenda 2000’ e con quelli, pure prossimi, relativi alla realizzazione del Ponte di Messina”.
Il rapporto continua affermando che “Le prospettive di guadagno che ne deriveranno non potranno non interessare le principali famiglie mafiose operanti in Calabria. Inoltre l’entità degli interessi per la costruzione del Ponte e la particolarità dell’opera, sono tali da far ritenere possibile un’intesa tra le famiglie reggine e Cosa Nostra, in vista di una gestione non conflittuale delle opportunità di profitto che ne deriveranno”.
Sempre secondo il rapporto della DIA, Cosa Nostra avrebbe il controllo su un elevato grado di controllo sull’imprenditoria, specialmente quella del settore edile, che gli permetterebbe di accedere a investimenti pubblici e quelli privati, “vuoi mediante l’estorsione pura e semplice, vuoi con la partecipazione diretta ai lavori”. “Con la conseguenza che una rilevante quota delle risorse investite viene sottratta alla realizzazione dell’opera, determinandone una esecuzione non rispondente ai criteri qualitativi stabiliti e la necessità di dare ricorso ad ulteriori e non previsti finanziamenti”. Uno scenario particolarmente preoccupante proprio perché affermatosi in prospettiva della “prossima realizzazione di una straordinaria serie di opere indispensabili per l’adeguamento delle strutture dell’isola agli standard nazionali ed europei” .
Della questione se ne sono anche occupati l’ex procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Salvatore Boemi, e il procuratore capo di Messina, Luigi Croce.
Boemi, alla trasmissione ‘Sciuscià’ di Michele Santoro nel febbraio 2001, afferma che “Il Ponte è il grande affare del terzo millennio per Sicilia e Calabria: se non se ne interessa la mafia, ne sarei sorpreso” e successivamente, al giornalista Mario Portanova, ha spiegato che “Il ponte sullo Stretto lo vogliono tutti, sarà un affare da 15 mila miliardi”.”Già fra la richiesta ‘ambientale’ e i subappalti, la mafia si appropria del 25 per cento dei soldi pubblici che arrivano in Calabria”.
Altrettanto polemico è risultato il Procuratore capo della Repubblica di Messina, Luigi Croce, che nel corso di un convegno organizzato dalla locale Associazione antiusura, ha denunciato i “contrastanti ed inquietanti” segnali inviati alla città dal mondo criminale: “È forse all’orizzonte, in vista anche della possibile costruzione del Ponte, un’alleanza ancor più stretta tra Cosa Nostra e ‘Ndrangheta che passa per la città dello Stretto, per cui la crisi delle organizzazioni locali potrebbe semplicemente aprire la strada a un’invasione da parte delle organizzazioni mafiose esogene”. Croce, in oltre, analogamente a Boemi denuncia un “generale rilassamento” della lotta alla criminalità, fattore che alimenterebbe nella provincia di Messina gli interessi dei gruppi mafiosi e dei settori dell’imprenditoria in rapporto con le cosche. “In alcuni casi hanno costituito una vera e propria ‘mafia bianca’, meno appariscente di quella dei Riina, dei Santapaola e, su scala più ridotta, degli Sparacio, ma non meno perniciosa per lo sviluppo della città”.
Sui tentativi d’infliltrazione della mafia sulle grandi opere infrastrutturali come il Ponte sullo Stretto, è recentemente intervenuta anche la Procura di Palermo attraverso il procuratore aggiunto Roberto Scarpiato. Le preoccupazioni sono state ascoltate dagli allora ministri del tesoro Vincenzo Visco e delle finanze Ottaviano del Turco. Riferendosi espressamente al Ponte sullo Stretto Visco ha richiesto che “i controlli e l’azione di prevenzione siano organizzati con grande attenzione, grande energia e grande decisione”. Del Turco, già presidente della Commissione parlamentare antimafia, ha commentato che il Ponte “deve riunire due realtà, quelle di Messina e Reggio Calabria, in cui ci sono stati fenomeni che hanno coinvolto la vita delle amministrazioni. E visto che la mafia si è occupata di tutti gli appalti anche di minima entità si può immaginare che non metta gli occhi su un appalto di 5-6 mila miliardi?” .
La questione qui è pericolosa perché se le due organizzazioni malavitose prendessero piede nella costruzione del ponte, la struttura potrebbe rimanere il più grosso progetto incompiuto della storia oppure, ancora peggio, i lavori arricchiranno talmente tanto le organizzazioni malavitose che per la Calabria e la Sicilia non ci sarà più scampo di uscire da questa morsa indegna!
Ma i veri governatori sono loro, mica lo Stato!
A domani.

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